martedì 25 aprile 2017

essere madre di adolescenti in un pomeriggio di festa...

Un pomeriggio in una giornata di festa, di vacanza...

Ci si pensa qualche giorno prima, si fa propaganda tra compiti, studio e cuffie piazzate sulle orecchie. 
Si propone. 
Si cercano eventi, si leggono giornali, si naviga facendosi guidare dalle parole chiave in comune tra due adolescenti e un ottenne, si decide e si cambia programma una decina di volte. 
Poi arrivano i gruppi di appartenenza dei due adolescenti e i conseguenti programmi dell'ultimo momento, i messaggi del giorno prima e del giorno stesso, i cambi di orario (in anticipo e in ritardo), le variazioni del meteo, le folate di pazzia adolescenziale di gruppo, le perle di saggezza degli stessi adolescenti (che in gruppo producono cambiamenti di idee al ritmo inumano di tre al minuto).

Alla fine il giorno e il momento X arrivano (allelujah).

Lei è già uscita perché l'incontro del suo gruppetto è stato anticipato per non lasciare abbandonati a se stessi gli adolescenti che arrivano da fuori città con i rari mezzi dei giorni festivi. Anticipato di un'ora a distanza di un'ora e mezza dall'orario concordato, ovviamente.
Quindi si va, con lui-adolescente in fibrillazione e ansia palpabile per il permesso di potersi muovere in libertà tutto il pomeriggio per la città.
Nano in modalità chiacchiera già dal risveglio, come sempre.

Arrivi, parcheggi e lui, l'adolescente masculo fresco di sbarbatura, schizza alla ricerca del gruppetto. Ciao. 
A dopo. 
Maddeché.

Si va, ci si tuffa tra i costplay (vedi: ragazzi in costume che riproduce un personaggio a scelta tra i manga, cartoni animati, film... generalmente meravigliosamente autoprodotto) e tra le bancarelle che propongono prodotti giapponesi tra ciotole, tessuti in seta, statuine, monili, noodles, snack, dolcetti e biscottini della fortuna.
Si assiste alla rimozione dalla piazza principale di un ragazzotto sotto l'effetto di eccessive dosi di sostanze discutibili.
Si fotografano i costplay che sfilano, perdendo l'uso delle mani nell'intento di tenere più in alto possibile il cellulare modalità fotocamera (che altrimenti, vista la condizione di diversamente-alta, noi non si vedrebbe un accidenti di niente).
Si ferma un Flash (gentilissimo) a caso per immortalare l'ottenne in compagnia di uno dei suoi miti.

Incontri lui-adolescente che ti sorride con quell'angolo della bocca che mima un ci-vediamo-dopo in fretta e furia... e si dilegua.

Non incontri lei-adolescente. 
Chissà quali e quante modifiche ha già subìto il programma del suo pomeriggio.

Piove.

Non piove.

Ripiove.

Ombrello.

Chiudi ombrello.

Riombrello.

Perdiombrello.

E ti ricordi di avere intravvisto il di-lei-adolescente ombrello in auto.
Eccallà.

Gelato gusto oreo, dal peso specifico sicuramente superiore ai limiti di legge e dalla densità dello stucco.
Buono, per carità.
Ma che cavolo di gusto ti sei sognata di prendere?

Intravvedi una lei-adolescente con familiari sfumature di blu-verdognolo-stinto tra i capelli... sì sì... vicina a quel tipo... no... a quella tipa... no no, è un tipo... con orecchini in ogni dove... e pure un pochino instabile sulle gambe...
Ah no.
Non è la tua lei-adolescente.
E' la lei-adolescente di un'altra maTre, sicuramente in lieve tachicardia.
Respiri di nuovo.

Messaggio a lui-adolescente per concordare l'appuntamento per il rientro.
Risponde immediatamente (e ti pare di vederlo, con il telefono in tasca, ma ben saldo tra le dita, per essere sicuro di non perdere le vibrazioni  che la-suoneria-accesa-fa-sfigatissimo, ma se-non-sei-rintracciabile-non-esci-più-di-casa).

Messaggio a lei-adolescente per il medesimo appuntamento.
Non risponde.
Non visualizza.
Poi visualizza.
E non risponde.
Poi risponde.
E hanno modificato il programma: cenano tutti insieme.
Poi risponde di nuovo.
Scherzone, verrà a casa in bus.
Ri-ri-risponde: tranquilli, ci stiamo tutti a casa di un amico e ceniamo tutti lì.
Ci sentiamo più tardi.
Tranquilli-a-chi.
Ok, respiro. Quel tipo lì l'ho visto, sembra a posto.
Poi un vocale e... sì sì, senti in sottofondo la voce della madre di quell'amico.
Ok.
Ci sentiamo più tardi.

Si rientra a casa a rate.

Si cena con mega pizzamaxi, dopo tanto tempo.
E si chiude con dei terribili dolcini ripieni alle patate dolci selezionati con cura da ottenne tra cocco, arachidi, menta e macha. Ha scelto proprio patate dolci.
Ovviamente li mangi solo tu, cercando in quel ripieno pastoso qualcosa dell'atmosfera orientale disegnata sul pacchetto variopinto.
E no.
Sanno proprio di patate dolci.
Niente magia orientale.

Si stira, con questo gusto pastoso e dolciastro in gola.
In attesa della chiamata della lei-adolescente che avrà perso il bus.

Scommettiamo?


Certe giornate ti resteranno sempre nel cuore.
E anche questa, con il suo ripieno di patate dolci, resterà lì, impigliata tra un sorriso e una risata di pancia.


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