sabato 15 ottobre 2016

tu non puoi perdere l'autobus

No, ragazza mia, tu non puoi perdere l'autobus.

Che poi mi tocca accompagnarti a scuola.
Poi mi tocca guardarti scendere dall'auto e andare dritta e sicura verso quel cancello, verso quell'edificio "da grandi", quel liceo che tanto ti piace e tanto di mette in crisi.

Osservo quei lunghi capelli blu che spuntano sotto l'apparente banalità di un'acconciatura semplice.
Ondeggiano al ritmo del tuo passo.

So cosa dovrai affrontare oggi, un tema in classe, ma non sei preoccupata per questo.
Sei pensierosa per un milione di altre cose, quelle cose "da ragazzi" che a questa età pesano come macigni sul cuore, ma non per questo sono cose sciocche, anzi.

Cammini per la tua strada, come una piantina che cresce pian piano assicurata al suo tutore, ma già si vedono i tuoi chiari slanci di Vita oltre a questo appoggio. Già si intuisce che la strada, adesso, la stai disegnando tu. Con le tue matite, con la tua Arte.

E a me non resta che consigliarti nella scelta delle tele, perché tecnica e colori sono una cosa tua. E tanto lo so: anche riguardo alle tele farai di testa tua.

Non so come siamo arrivate fino qua, lo confesso.
Giorno dopo giorno, litigata dopo litigata, risata dopo risata e poi fazzoletti condivisi, bigliettini con le tue dichiarazioni di amore eterno per la tua mammina, liste della spesa per le tue festicciole, tracce di noncuranza, mucchi di vestiti abbandonati, chiacchierate fino a tarda ora, viaggi in auto, canzoni urlate a due voci.
Siamo cresciute, ragazza mia.
Stiamo ancora crescendo. Insieme.

Quando sei nata tu, sono nata anche io. Davvero però, senza false frasi di circostanza.
Mi hai insegnato a essere mamma.
Mi hai insegnato che ce la potevo fare.
Mi hai insegnato tutto.

E ti ringrazio di essere arrivata a sconvolgere le nostre vite.
Fallo ancora, sconvolgici sempre.

lunedì 10 ottobre 2016

meditazioni da divano

Un pomeriggio di divano.
Di niente.
Di noia.
Di ghiaccio sulla faccia.
Di stomaco che brontola.
Di yogurt e di gelato.

Un pomeriggio post-intervento-in-bocca dal dentista.
Un dentista molto bravo, lo devo proprio dire.

Ma un dentista che pretende da me quello che io non so fare: stare ferma e calma.
Eh.
Una sfida di quelle toste.

Ho una serie di lavatrici che mi attende.
Ho ceduto stasera alla tentazione di caricarne una, con conseguente su-e-giù della testa... sarebbe stato meglio evitare, diciamo. (comunicazione di servizio: mamma, non ti preoccupare, sono di nuovo calma e ferma!)

E mi rendo conto di quanto tempo sia passato dall'ultimo post: uuuuhhhhmammaaaaa!

Ma...
Ma.

Ho avuto un periodino intenserrimo, e dire intenserrimo è poco.

Nell'ultima settimana, poi, il delirio.
Incroci e salti mortali carpiati all'indietro bendata, praticamente.

Ma sono qui.
Ed è già una bella cosa.

Sto meditando su un sacco di cose, su faccende del figliame che cresce, su casi disperati di rapporti umani.

E non è mica facile, quando tante cose decidono di cambiare repentinamente tutte insieme.

Però fa bene.
E' come un ricominciare, ogni volta.
E per me ricominciare è sempre una bella botta di energia.

Ad esempio...
Nel mio saltellare e correre a destra e a manca, mi è capitato spesso di incavolarmi abbbbestia perché mi aspettavo un aiuto, un aggancio, un appoggio per poter arrivare a fine giornata senza lasciarci le penne in termini di energia, senza dover arrancare contro il sonno, senza dover chiedere sempre una mano quando era evidente che stavo in difficoltà....
E questo aiuto non arrivava,
E io mi arrabbiavo.
E nascevano diverbi senza apparente motivo.

Però alla fine della giornata ci arrivavo.
Ogni volta.
E ogni mattina riprendevo da dove avevo lasciato la sera precedente.
E ogni mattina mi sorprendevo della lunghezza delle mie to-do-list.
E ogni sera mi rendevo conto che i punti erano quasi tutti spuntati.

Quindi?

Quindi ho scoperto (sì, la famosa acqua calda) che ce la faccio.
Sempre.
Da sola.

E questa potrebbe sembrare una conclusione un po' triste....
Invece no.

Io sono me.
Sono tutta intera.
Posso fare cosechevoiumani...
Da sola.

Io mi basto.

Questa è la grande scoperta.

Che sarà banale, ma per me e il mio livello di autostima pari a 2 nella scala da zero a dieci, è decisamente appagante.


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