martedì 23 febbraio 2016

ferie. qui ferie. davvero ferie.

Sono in ferieeee!!!!!!!!

Sì.
Da ieri, ossia da lunedì (anche se da sabato ero a casa, per una distribuzione dei turni giusta-et-equa, finalmente).

Yeeeeeeee!!!
yeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!
yeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!

Ne avevo davvero bisogno.

Ho la forte tentazione di silenziare il gruppo su whatsapp.
Ma poi mi dico che tanto ricevo quotidianamente le mail. E sarebbe inutile. Metti poi che ci sia un'emergenza...
No. Non sono capace.

Vabbeh.
Intanto sono a casa.
Mi accontento.

Fino a domenica sera è andato tutto bene, dopo una domenica sulla neve che abbiamo tanto atteso (sia la domenica, che la neve, ovvio!). 
Lunedì il crollo psico-fisico-generale, chiaramente.
Il sonno e la netta sensazione di aver scalato due o tre catene montuose.
Chiaro, no?

Vabbeh. 
Intanto sono a casa.

E la sera mi godo le cene con i miei pargoli e con marito.
Anche se sospetto che loro preferiscano di gran lunga le cene improvvisate di papolo ("pasta stasera?", "che dite, vado al super a prendere due pizze?", "patatine per tutti?").

E mi sparo intere mezze ore sui social.
E capisco perché ci siano quelli categoricamente contrari a facebook.
La stupidità non ha limiti.
La superficialità.
La creduloneria (esiste?).
La finta ingenuità.
Le carte false.
Ma mica tutti, eh!! Solo quelli che non hanno un cavolo da fare e che quindi usano facebook solo per curiosare nelle vite altrui e criticarle in altri luoghi.
Chi ha una Vita propria, chi ha obbiettivi precisi, chi utilizza facebook come una risorsa, non avvelena la vita propria e altrui con assurdità.
Che la polemica fine a se stessa avvelena.
Un'amica ha condiviso una frase che non posso non condividere: 

"Per essere felice, 
devi imparare a ignorare molte cose."


E ho meditato su quanto io sia davvero poco sociale, come genere.
Avere un profilo facebook (rimembro che cedetti alle sue lusinghe solo per favorire il blog, eh!) ti butta in un mondo schizofrenico in cui, se non mantieni un ferreo controllo, saresti capace di mostrare il peggio di te. Come quando io guido nel traffico, per quanto mi riguarda. E noto che ci sono parecchie persone che quel controllo degli istinti non ce l'hanno affatto, ahimè.

Adesso è il momento della famosa "Sfida delle mamme" in cui ogni mamma può postare qualche foto dei motivi che la rendono felice della propria mammitudine, che viene travisata in modo assurdo come fosse il #maleassoluto (postare le foto dei propri bambini sembrerebbe essere #ilmale . postare foto di bambini a caso con frasi dolci e frizzanti invece no. conoscere i rischi e le impostazioni base della privacy è optional.).
C'è stato il periodo del #bioadognicosto. Che è realistico. "Ad ogni COSTO direi che rende l'idea.
Il momento delle foto di quel povero bimbo morto nel naufragio (ma qualcuno avrà pensato che quel bimbo non è un oggetto? che nessuno ha chiesto alla sua mamma e al suo papà il permesso di postare? che una volta morto, non ha perso i suoi diritti?).
L'ondata di #jesuisParis
E no. #jesuisSiria non fa moda, non tira, deve essere banale...
E tutta la commedia sulle unioni civili, le adozioni, le nuove discriminazioni... chi pro, chi contro come in una guerra senza capo nè coda. ah. Ma con tanto amore. Ci mancherebbe.

Avoja a ignorare cose!!!!


Mi torna alla mente una cosa.... ah sì: a me le ferie fanno questo effetto!!! 
Noto dettagli che prima non avevo il tempo di scorgere.
Mi soffermo a leggere con maggiore attenzione i controsensi.

Meglio che io torni ad essere l'orso bruno che in realtà sono: molto casa, molto cucina, tanto coccole e infinita mammitudine.
Ecco.

Infatti: il pane sta lievitando. tra 5 minuti inforno una torta, e mentre passo l'aspirapolvere in tuttacasa metto a colare lo yogurt homemade per renderlo yogurt greco homemade. 
Queste sono soddisfazioni!

Ok.

Quindi vado.

Ciauuuuuu!!!!!

venerdì 12 febbraio 2016

perdersi

E' stato un periodo strano.
Di pensieri, di tanto, tanto, tanto lavoro.
Di avvenimenti tristi.
Di meditazioni.
Di ricerca.

Ma anche di eventi meravigliosi.
Di nascite.
Di amicizie vere.
Di abbracci lunghi centinaia di chilometri.
Di whatsappate intense.

Per questo non ho voluto passare di qui a scrivere.
Troppo smarrimento.

Non ero certa di nulla.

Non lo sono ancora, a dire il vero.
Ma inizio a intravvedere uno scorcio di stabilità emotiva.

Non so se sarò capace di scriverne, ma magari ci provo.
Chissà.
Forse riflettere qui, a cuore aperto, potrebbe aiutare a rendere più concreti i pensieri.

Un faro nella nebbia è il mio grande Amore.
Lui, che ha cambiato la mia Vita e l'ha inconsapevolmente resa così ricca di senso.
Papolo.
Per la sedicesima volta ha compiuto 29 anni.
Sì, perché si rifiuta categoricamente di varcare la soglia dei trenta.
Perché è un Essere Speciale.
Perché ha diritto a tutto il nostro (mio e della prole) Amore incondizionato.
La mia roccia.
Il mio esaurimento nervoso.
Quei suoi "arrivo tra dieci minuti" che durano almeno mezz'ora. Sempre.
Il mio Cuore.
Il mio rapitore di padelle e teglie. Ogni volta che scarica la lavastoviglie.
Il mio sguardo preferito.
Il mio inizio e il mio ritorno. Costantemente lui.
Quello che per festeggiarsi, ci ha portati al giappo. Per poi mangiare costine di maiale e patatine fritte, ovviamente. A lui il sushi proprio non piace.
Il mio migliore amico.
L'unico.
Quello capace di rimettere insieme i miei pezzi ogni volta che mi sfracello.
E capita spesso.


In questo periodo ho realizzato che non c'è un posto in cui io funzioni bene... che non sia qui, a casa, tra queste mura.

Mi ricordo di aver letto in uno dei libri della saga di Twilight (roba da ragazzini, sì, ma chissene. lo adoro e l'ho letta per intero almeno sette volte) una cosa simile.
Quando la protagonista chiede, implora il suo amato vampiro di trasformarla a sua volta in vampira, perché solo con lui lei si sente funzionare. Nel mondo esterno lei è sempre malfunzionante, si combina male con le situazioni di quotidiana realtà. Si sente difettosa, ecco. Sempre, tranne che insieme a lui.

Ecco, quindi.
E' così che mi sento.
Nel mondo fuori da qui davvero mi incastro malamente.
Vedo cose, sento parole, avvicino persone... come tutti.

Ma il mio modo di rapportarmici ... buh... non mi dice molto.
Non mi dà molto.
Mi mette a disagio.
Per vivere nel mondo bisogna decifrare dei codici, pare.
Ma per me vivere è essere, non interpretare.

Preferisco di gran lunga poche amicizie. Quelle vere.
E devo dire che, ora come ora, le mie amiche le ho conosciute (o ritrovate) online.
Quelle che sentono che qualcosa non va a centinaia di chilometri di distanza.
Quelle che gioiscono delle piccolezze che mi succedono.
Quelle che, conosciute per caso, sembra che il destino ci abbia volute lì in quel preciso momento per riconoscerci al volo.
O quelle che, magari, ritrovi dopo anni e anni e ti sembra di non essere mai state più vicine.
Quelle che quando ti incontri non sai da dove cominciare, ma poi le parole scorrono come fiumi in piena.
Quelle che non senti mai al telefono, ma che non si offendono, nè si risentono, perché loro lo sanno che ci siete.

Ecco.

Mi ritrovo a preferire questo tipo di rapporti personali, piuttosto che certe badilate nei denti e certi sgambetti che le persone vicine ti rifilano. Così, quasi per caso, senza badare a ciò che succede.
Ammetto che certi abbandoni e tante delusioni mi hanno condizionata in questi ultimi (venti) anni.


Resto come sono: cuore aperto e tutta la felicità che ho coltivato qui, la serenità costruita da zero, l'ingenuità di una principiante.
Non mi sento "meno".
Mi sento me.

E si continua da qui.


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