martedì 15 novembre 2016

dico solo: Londra

"Hey, baby, are you looking for your mother?"
"Da".

Ecco.
Quando sei in mezzo a centinaia di persone in movimento, all'interno dell'aeroporto di Stansted, Londra, e senti che queste parole escono di getto dalla tua bocca... inizi a capire l'essenza dell'istinto materno.
Questo nanetto di forse quattro anni, tutto solo che cammina pian piano, nessuno avanti, nessuno dietro che lo segue. 
Tutto si è risolto per il meglio, dopo aver contattato la security dell'aeroporto e dopo aver notato un uomo che in silenzio, ma con il viso disperato, ha risposto "Yes, he has a yellow t-shirt" alla domanda "Are you looking for a child?".

Mica potevamo farci mancare cose così, eh.

Nemmeno un'evacuazione dell'intero aeroporto in seguito a un allarme antiincendio, per la verità.

Vita vera.

Come se già non fosse bastata l'ansia che avevamo addosso, in un aeroporto di quelle dimensioni (cioè... Treviso ha 9 gates, Stansted ne ha 88...).

Non poteva che concludersi così il mini viaggio a Londra che io e sedicenne abbiamo vissuto questo weekend.

Un viaggio incredibile, una cosa più grande di quello che mai avrei potuto immaginare, un progetto iniziato un paio di mesi fa, da una chiacchierata tra papolo e me, in cui lui ha esordito dicendo "ho un'idea per il compleanno di Chiara, ma siediti e dimmi di sì." e io mi sono seduta e ho detto "forse" e alla fine ho aggiunto "sei pazzo".
E alla fine ha vinto lui.
Ha prenotato su lastminute.com (non è una marchetta, è semplicemente quello che ha fatto), ha cercato e chiamato i numeri indicati per avere informazioni complete e corrette riguardo l'offerta volo più hotel che aveva adocchiato e via. Due notti a Londra. Mitico.
Spese ridotte all'essenziale, tanto vivere, tanto guardare, tanto camminare (più di 40 chilometri totali, più la visita all'interno del immenso British Museum).

Un viaggio strepitoso.
Un'emozione via l'altra.
Millemila fotografie.
Cose meravigliose da custodire per sempre nel cuore.

Ho riletto nelle ultime settimane un post scritto lo scorso anno da una blogger che ammiro molto, Kosenrufu mama. Dice esattamente ciò che penso anche io e vi ritrovo il mio modo di rapportarmi a queste esperienze.

Londra è... Londra.

Mi vengono in mente mille immagini e pensieri che adolescente e io ci siamo scambiate per quei tre giorni. 
Sulla stranissima sensazione del decollo.
Sullo spettacolo mozzafiato delle Alpi innevate (e poi solo nuvole, nuvole e nuvole).
Sul fatto che siano pochi i locali a offrire un wc per i clienti, ad esempio. 
Sull'incredibile numero di negozi di alimentari (pronti, freschi, confezionati...). 
Sul traffico impressionante anche rispetto alle nostre Roma, Milano e Firenze. 
Sul numero incredibile di persone che corrono, che vanno in bici, che camminano in tenuta tecnica per difendersi dal clima di novembre. 
Sui classici bicchieroni di tea e caffè giganti e fumanti lasciati accanto alle persone che dormono in strada. 
Sugli scoiattoli che vengono a prendere il cibo dalle mani.
Sui corvi neri neri.
Sui rintocchi del Big Ben, che mi mettono i brividi al solo ricordo.
Sull'enormità del London Eye.
Sulla maestosità degli edifici pubblici.
Sulla strana atmosfera che respiri quando per puro caso ti ritrovi a percorrere la strada delle ambasciate la domenica mattina, controllata a vista da tutte quelle guardie armate.
Sulla temperatura micidiale a cui vendono quei bibitozzi chiamati caffè americano, cappuccino etc.
Sulle decine di artisti di strada che la domenica espongono le proprie opere lungo Hyde Park.
Sulla bellezza delle casette a schiera caratteristiche di molti quartieri.
Sull'emozione del riconoscere luoghi/nomi citati in film e serie tv.
Sui bus a due piani tipici e moderni allo stesso tempo.
Sul susseguirsi senza soluzione di continuità di casette tipiche, edifici modernissimi e chiese mastodontiche e piccole costruzioni delle più diverse religioni.
Sulla notevole estensione dei parchi verdissimi e curatissimi.
Sulla difficoltà di scattare foto adeguate: o sole accecante, o grigiume uniforme.
Sulla pratica della guida a destra e dei sensi di marcia invertiti rispetto alle nostre abitudini.
Sull'immensità del sopracitato British Museum e sulla quantità abnorme di materiale osservabile.
Sulla misura notevole dei biscotti rotondi (un biscotto = una colazione...).
Sulla malefica bontà di tutti quei cibi a portar via...

E ancora su molto altro.

Escludendo il tempo del volo e del treno, abbiamo trascorso 48 ore intensissime.
Un'esperienza unica.


3 commenti:

  1. Londra mi affascina tantissimo...ho visto mezzo mondo e a due ore di casa non ci sono stata...che dici per i bambini si può fare?

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  2. Occhio che dopo esserci stata a 16 anni, per me Londra è diventata una vera droga: a 18 ho chiesto di poterci andare a vivere ai miei, a 20 ho sognato di trasferirmi con il mio ragazzo, a 26 ho chiesto alla mia azienda di mandarmi a lavorare lì, oggi sogno che ci possa andare mio figlio ;-)

    RispondiElimina

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