venerdì 11 novembre 2016

di terra che trema, di amici, di viaggi e di noi

Qui, mentre piego asciugamani, mutande e calzini, butto un occhio su facebook, mi tengo aggiornata attraverso i profili dei miei amici marchigiani su ciò che succede nelle zone terremotate.
Perché, anche se in molti hanno lo sguardo puntato sulle votazioni degli USA, qui in Italia le scosse continuano.
Assestamento, lo sappiamo tutti.
Eppure non ci si pensa più.

Io non ci riesco.

Non posso non avere sempre nei miei pensieri quelle persone, quelle famiglie, quegli interi paesi svuotati. Quelle case vuote, quelle macerie.

E leggo di come le cose non funzionano.
E leggo il rischio di lasciar scivolare nel dimenticatoio tutte quelle persone.
E sono solo un paio di esempi.
E non riesco a farmelo andare giù.

Mi cadono le braccia.

In questo periodo di latitanza da questo mio angolo di Rete sono successe tante cose.
Alcuni giorni trascorsi insieme a una famiglia unica, una famiglia come tante, una famiglia per noi speciale perché ci lega un'amicizia nata per caso attraverso il mondo dei blog, una conoscenza passata attraverso le parole scritte in Rete, aspetti che si scopre di avere in comune, diversità che uniscono mondi lontani, ma paralleli.
Firmatocarla e Mammanontiarrabbiare, per essere chiari.

Giorni folli in cui sono successe cose devastanti e cose belle, emozioni travolgenti e situazioni gravi.

Un Halloween (alla faccia di chi si ostina a definirla una festa "che non ci appartiene") che ricorderemo per sempre. Il nostro Halloween.
Nel dolore, negli abbracci, nelle preoccupazioni e nel tintinnio di risate di bimbo.

E anche adesso, a molti chilometri di distanza, ci teniamo aggiornati.
Non potrei stare senza sapere se la broncoqualcosa di Biuz sta migliorando, se Ali è armata fino ai denti per affrontare tutto questo, se Pippo riuscirà a buttar fuori 'sto stress indicibile, se Mina risponderà bene agli antibiotici, se MisterDu riuscirà a sostenere Ali con tutto il suo amore.

E come loro, la FamigliaPo mia adorata, c'è un monte di altre famiglie.
Tra le tende, negli ostelli, sparse un po' ovunque tra quei monti ora freddi.

Sto preparando un breve viaggio, un regaloneOneOne che papolo ha pensato per il sedicesimo compleanno della nostra adolescente: un weekend a Londra, lei e io.
Si parte sabato all'alba.
Ho studiato tutto, che io un aereo di linea non l'ho mai preso.
Ho litigato con tutte quelle regoline e regolette dei bagagli a mano.
Ho posto quesiti esistenziali sulle cerniere metalliche dei jeans, per dire.
Ho dato di testa nel ridurre all'essenziale ogni spesa.

Questo viaggio sarà stupendo, io lo so.

Io e lei.
Lei e io.
E meno male che lei parla l'inglese come fosse Londinese inside. O forse lo è davvero.

Nel cuore mi porterò Ali e la FamigliaPo e mi porterò Giu, e mi porterò Ety, oltre ai miei uomini di casa.
Staranno strettini, ma sempre meglio che nel bagaglio a mano, di fianco alle mutande e al dentifricio, no?


Ecco cosa succede quando non riesco a metter giù un post.

Che mi si rovescia il mondo in testa.

Che accompagno il papà per cosemediche in un ospedale nuovo, in cui per raggiungere un tal padiglione devi "seguire la striscia gialla". E l'indicazione mica sta sui cartelli che riportano tutte le direzioni, eh. No, la scritta è per terra, sotto ai tuoi piedi. Ovvio. 
Che per rassicurare un paziente settantenne, un giovane medico non trova altre parole che "stia tranquillo, sarà come togliere un pelo delle sopracciglia". Ah, questi cccciofani moderni!


In ogni caso, qui si va che è una meraviglia.
Stravolta all'inverosimile.
Questo tempo pieno pieno zeppo zeppo che è il migliore che io abbia mai vissuto.

Qui si va.
Si parte.
E si ritorna.



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