venerdì 4 marzo 2016

nuovi equilibri

Io vorrei tanto, davvero, poter lasciare qualcosa indietro.
Tipo pulire i fornelli, lavare i pavimenti, riordinare scarpe e ciarpame sparso per casa.... cose così.
Per dedicarmi a riprendere fiato, sometimes.

Invece no.

Ho provato a capire cosa significhi "lasciare da parte il superfluo, fare solo le cose che valgono e che piacciono".
No, perché sarebbe una filosofia che potrei amare sul serio. Cioè: sai che bellezza poter decidere cosa lasciare in parte? Cosa rimandare?
Io traduco: Sai che bellezza avere qualcosa da poter rimandare? Un lusso, direi.

La amerei davvero.
Se esistesse qualcosa da mettere in lista d'attesa, ovvio.
Cosa mai potrei procrastinare? (oltre il semplice passare l'aspirapolvere, intendo. Che anche quello... più di tanto non si può rimandare!)

Nulla.
Mi arrendo all'evidenza.

Potrei rinunciare (sì, perché tutto sommato si tratta di questo: se non ho abbastanza tempo per tutto, rimandare non risolve il problema, anzi...) a cose che amo fare?
Potrei rinunciare a governare casa? A cucinare? A lavare i panni? A lavorare?
Appunto.
Non faccio shopping, se non considero "mi serve un paio di jeans, che in quelli vecchi non entro più, quindi vado-provo-compero-fine" come shopping.
Non guardo la tv, se per guardare la tv si intende sdivanamento con visione di un intero film (solitamente crollo dopo i primi 5 minuti, mi risveglio dopo mezz'oretta e collasso dopo altri 7).
You-tube è una salvezza: porto il telefono o il tablet in giro per casa e accendo i video mentre sfaccendo.
That's all.

E così ho cambiato strategia.

Ho la fortuna di appassionarmi sempre a tutto quello che faccio (lavatrici comprese, santocielo... sì, se pensi a qualcuno che fa del bucato una questione di logica, proporzioni e combinazioni... eccomi).
Quindi non c'è attività da cui io esca bella tranquilla e serena.

Sono un'accumulatrice seriale di emozioni. Di sensazioni. Di vortici emotivi.
Ho imparato a incanalare.
Non ci ho studiato.
E' stato ovvio.
Quello che non ti distrugge, ti può servire.
E, capiamoci, le emozioni non distruggono.
Le emozioni vanno assaporate, gustate, capite... ma poi?
Le emozioni caricano.
Le emozioni gonfiano.
Le emozioni generano energia.
Positiva o negativa che sia, è sempre energia.
La utilizzo molto semplicemente come forza-propulsione per ciò che viene dopo.

In questo modo non vengo sopraffatta da certe emozioni come rabbia e nervoso. Pian piano (ma neanche tanto...) le converto a mio favore.


Come si fa?

Si pensa positivo, si guarda avanti, si punta agli obbiettivi.
Non ci si fa distrarre da cose-persone-fatti negativi, che ci trascinano giù.
Devo fare una certa cosa?   Sì.
E' difficile?   Sì.
Posso evitarla?   No.
E allora avanti. Tanto nessuno la farà per noi. Prima inizi, prima finisci.
E poi ti potrai dedicare a qualcos'altro.


Questa è una riflessione che facevo tra me e me questa mattina, nel giro di distribuzione figli.
E' così che mi sono resa conto che le ferie sono finite, la ruota ha ripreso a girare al massimo e nessuno sta perdendo colpi.

Perché, altrimenti... che ce ne facciamo delle emozioni negative?

2 commenti:

  1. anche io calra vorreiimparare a delegaree a rimandare ma .....pur sforzandomi no ci sono riuscita e.... rpima comincio e prima finisco....la mia filosofia è questa....... avendo ladymary a casa sfrutto all'osso il suo sonno del mattino per governare .e...... ogni tanto la metto nel seggiolone con un librino e struscio....facendo un po' di attività fisica........

    comunque siamo fatte così..... no n siusciamo a tenere in dietro qualcosa...... no cisi fa...e allora ...
    arrangiamoci.....

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