venerdì 12 febbraio 2016

perdersi

E' stato un periodo strano.
Di pensieri, di tanto, tanto, tanto lavoro.
Di avvenimenti tristi.
Di meditazioni.
Di ricerca.

Ma anche di eventi meravigliosi.
Di nascite.
Di amicizie vere.
Di abbracci lunghi centinaia di chilometri.
Di whatsappate intense.

Per questo non ho voluto passare di qui a scrivere.
Troppo smarrimento.

Non ero certa di nulla.

Non lo sono ancora, a dire il vero.
Ma inizio a intravvedere uno scorcio di stabilità emotiva.

Non so se sarò capace di scriverne, ma magari ci provo.
Chissà.
Forse riflettere qui, a cuore aperto, potrebbe aiutare a rendere più concreti i pensieri.

Un faro nella nebbia è il mio grande Amore.
Lui, che ha cambiato la mia Vita e l'ha inconsapevolmente resa così ricca di senso.
Papolo.
Per la sedicesima volta ha compiuto 29 anni.
Sì, perché si rifiuta categoricamente di varcare la soglia dei trenta.
Perché è un Essere Speciale.
Perché ha diritto a tutto il nostro (mio e della prole) Amore incondizionato.
La mia roccia.
Il mio esaurimento nervoso.
Quei suoi "arrivo tra dieci minuti" che durano almeno mezz'ora. Sempre.
Il mio Cuore.
Il mio rapitore di padelle e teglie. Ogni volta che scarica la lavastoviglie.
Il mio sguardo preferito.
Il mio inizio e il mio ritorno. Costantemente lui.
Quello che per festeggiarsi, ci ha portati al giappo. Per poi mangiare costine di maiale e patatine fritte, ovviamente. A lui il sushi proprio non piace.
Il mio migliore amico.
L'unico.
Quello capace di rimettere insieme i miei pezzi ogni volta che mi sfracello.
E capita spesso.


In questo periodo ho realizzato che non c'è un posto in cui io funzioni bene... che non sia qui, a casa, tra queste mura.

Mi ricordo di aver letto in uno dei libri della saga di Twilight (roba da ragazzini, sì, ma chissene. lo adoro e l'ho letta per intero almeno sette volte) una cosa simile.
Quando la protagonista chiede, implora il suo amato vampiro di trasformarla a sua volta in vampira, perché solo con lui lei si sente funzionare. Nel mondo esterno lei è sempre malfunzionante, si combina male con le situazioni di quotidiana realtà. Si sente difettosa, ecco. Sempre, tranne che insieme a lui.

Ecco, quindi.
E' così che mi sento.
Nel mondo fuori da qui davvero mi incastro malamente.
Vedo cose, sento parole, avvicino persone... come tutti.

Ma il mio modo di rapportarmici ... buh... non mi dice molto.
Non mi dà molto.
Mi mette a disagio.
Per vivere nel mondo bisogna decifrare dei codici, pare.
Ma per me vivere è essere, non interpretare.

Preferisco di gran lunga poche amicizie. Quelle vere.
E devo dire che, ora come ora, le mie amiche le ho conosciute (o ritrovate) online.
Quelle che sentono che qualcosa non va a centinaia di chilometri di distanza.
Quelle che gioiscono delle piccolezze che mi succedono.
Quelle che, conosciute per caso, sembra che il destino ci abbia volute lì in quel preciso momento per riconoscerci al volo.
O quelle che, magari, ritrovi dopo anni e anni e ti sembra di non essere mai state più vicine.
Quelle che quando ti incontri non sai da dove cominciare, ma poi le parole scorrono come fiumi in piena.
Quelle che non senti mai al telefono, ma che non si offendono, nè si risentono, perché loro lo sanno che ci siete.

Ecco.

Mi ritrovo a preferire questo tipo di rapporti personali, piuttosto che certe badilate nei denti e certi sgambetti che le persone vicine ti rifilano. Così, quasi per caso, senza badare a ciò che succede.
Ammetto che certi abbandoni e tante delusioni mi hanno condizionata in questi ultimi (venti) anni.


Resto come sono: cuore aperto e tutta la felicità che ho coltivato qui, la serenità costruita da zero, l'ingenuità di una principiante.
Non mi sento "meno".
Mi sento me.

E si continua da qui.


4 commenti:

  1. Hai perfettamente ragione..meglio pochi ma buoni..anche io la penso così.
    Cmq che tenerezza il tuo quasi trentenne che vi porta a mangiare sushi anche se a lui non piace:-)

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  2. Resisti.passerà..e tu hai le tue certezze

    RispondiElimina
  3. Mi ritrovo molto nelle tue parole. Anche per me mio marito, la mia famiglia, la mia casa sono gli unici porti sicuri. Chi ha cercato di intromettersi troppo negli anni passati ha fatto una brutta fine (io sono categorica e moooolto selettiva), mentre molta gente l'ho lasciata andare in maniera più soft strada facendo.
    A volte è meglio perdersi o perdere per sentirsi più leggeri e tenere invece le cose (e le persone) davvero importanti.
    Un abbraccio, e chissà mai che un giorno ce lo scambieremo di persona :-)

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lascia un segno del tuo passaggio ^_^
mi piace sapere cosa ne pensi e chi sei... quindi firmati
altrimenti rischi che le tue parole finiscano nel cestino
senza che io me ne accorga!

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