venerdì 30 dicembre 2016

riflessione di fine anno... quasi

Ammazza quanto è strano mettersi a scrivere qui... non so da dove cominciare, non so cosa aggiornare, è passato un sacco di tempo dall'ultimo post...

Dirò che è stato un periodo strano.
Difficile.
Periodo di crolli emotivi, di scontri tra titani, di adolescenza scatenata, di down talmente tanto down da non riconoscermi.
E non ero certo nella forma migliore per venire qui a sbroccare spandendo un malessere che non riuscivo a controllare.

Il motivo di questo disastro non lo conosco, o forse sì: sono una persona!
Ecco.
Niente di più, niente di meno.
Le cose si sono sommate, moltiplicate, sottratte e divise. E io non ho potuto farci nulla, che già partivo da una manciata di mesi piuttosto impegnativi.
E sono stramazzata.

Fine.

Ma...

Ma il bello deve ancora venire, la Vita ci sorprende sempre e (quando meno te lo aspetti) ti alzi una mattina con quella grinta e quell'energia che parevano estinte.

E rieccomi!

Ho preparato casa, ho accolto la famiglia (i nonni, sorella, nipoti, cognati, suocera) e la magia si è compiuta.
Ho ripreso a cucinare, ho lavatriciato come una pazza, ho pulito e ripreso in mano la situazione.

Poi sono cominciate le simil-ferie-obbligatorie, mi sono rilassata un attimo... e ciao. Classico calo di faccia e tutti i dolorini fisici che il calo della tensione porta con sè.

Ma siamo qui, seduti a scrivere/leggere queste parole, per fare una pausa tra una stiratina e un'aspirapolverata.
Tutto a posto e niente in ordine... ma sempre a vele spiegate!

Questo 2016 è stato stranissimo, ricco e intenso come mai avrei potuto immaginare, durissimo e faticoso come mai avrei creduto possibile, fonte di gioie e soddisfazioni al di là della mancanza di logica.

E siamo adesso qui a chiudere questo anno così speciale, con il cuore pieno di emozioni di ogni genere, grati, orgogliosi, più forti di sempre, consapevoli che il nostro domani sarà sempre composto da sorprese belle e brutte che sapremo affrontare.

Buona Vita, gente!!! ^_^


giovedì 8 dicembre 2016

cinque sotto un tetto... contemporaneamente!

Tutti a casaaaaaaa!

E' l'8 dicembre e (incredibilmente) in questo momento siamo tutti in casa.
Sì un po' sto barando: papolo è nel lettone, visto che ha smontato stamattina dal turno di notte, ma tant'è!

Ho un sacco di voglia di Natale, di riempirmi gli occhi di sbrilluccichii, di ascoltare voci, musiche natalizie, di percepire quel fermento frizzante dei preparativi.
Voglia di uscire e immergermi nelle folla, vedere, respirare, toccare, odorare natalosità.

Voglia al contempo di andare fuori da tutto, di isolarci, noi cinque, per dedicarci attenzioni esclusive.
Senza confusione, senza sovraccaricare il periodo.

Ecco, non è molto chiaro ciò che faremo oggi.

Ho lavatrici da impostare, bucato da stendere, bagni da passare.
Ho le scatole del Natale che attendono di essere vuotate e sparse per casa.
Ho voglia di cucinare cose buone.
Ho desiderio di calore, di leggerezza e facilità.
Di semplicità.
Ho voglia di nulla.
Di letto e di chiudere gli occhi e spegnere la mente.

Ieri è stata una giornata complicata: finalmente c'è stata la visita per l'occhio, questo disgraziato che mi fa vedere il mondo attraverso una chiazza scura, avevo aspettative confuse e anche per questo avevo bisogno di informazioni chiare.
Ovviamente non è andata così, oltre la visita e un paio di esami, sono uscita con una gran confusione già riguardo l'urgenza delle cure. Subito? tra quattro mesi? che differenza c'è? si può aspettare? Nulla di certo.
Fortunatamente abbiamo ricordato che un nostro vecchio amico lavora "nel giro" e si è prestato a spiegarmi nel dettaglio sia la mia condizione, sia i margini di peggioramento (potenzialmente senza limiti), sia le alternative che saranno valutate dal medico, sia i rischi, che i vincoli medici formali e burocratici (quando le cure sono costose, le complicazioni sono all'ordine del giorno).

Al termine di quella maratona emotiva attraverso le montagne russe, ancora con gli occhi sparaflashati dalle gocce che dilatano le pupille, sono andata al lavoro.
E lì ho ripreso contatto con la realtà, mettendo da parte ILMIO e focalizzando ALTRO.

Quanto aiuta!!!

Infatti, dopo essere rincasata piuttosto tardi, ho avuto una lunga chiacchierata con Sedicenne (che attendeva gli aggiornamenti sulle visite mediche e aveva millemila dettagli scolastici da rivelarmi) e poi sono c rollata in un numero di ore di sonno esagerato.
Ne avevo estremo bisogno. 
Questo sarà un ponte solo per i figlioli, noi grandi si lavora e poter riposare un paio di ore in più al mattino è già una gran gioia!!

Probabilmente ora è più chiaro il motivo della grande indecisione di oggi...

In ogni caso, qualsiasi cosa decidiamo di fare, saremo noi cinque insieme: questo è quello che conta!

Cosa avete progettato per questo ponte?
 voi siete tra i fortunati che ponteggiano?

A presto <3


lunedì 28 novembre 2016

cose che capitano...

Una giornata anomala, questa.
Di attese, di preoccupazione, di riflessione, di graduale presa di coscienza.

Da un paio di settimane avevo notato che qualcosa non girava a dovere, nei miei occhi.
In un occhio, in particolare.

E avevo pensato le sciocchezze più stupide: saranno le lenti a contatto, le avrò invertite... sarà un granello di polvere, sto facendo pulizie... sarà che ho guardato inavvertitamente una lampadina, sai com'è...

Finchè non ho realizzato che quella zona fastidiosa lì davanti era fissa, era costante, non mi permetteva più di vedere bene, tantomeno di leggere. Sarà passeggero...

Poi la dottoressa che mi fa due occhi così e mi sputa fuori un "ti scrivo subito un'impegnativa urgente, vale solo oggi, vai diritta in ospedale".
Ops...
E poi, dopo un'attesa infinita riempita con la spesa settimanale, con la preparazione dei materiali per il calendario dell'avvento, con i panni estratti dall'asciugatrice e riposti ...finalmente la visita. Urgente.

Insomma ho questo problema.
Un occhio solo.
Ma ha una formazione di vasi sanguigni extra proprio lì davanti.
Sempre esagerata io, mica in meno... no no no, io li ho in più.
Quanto prima farò ulteriori esami e poi la cura.
E forse non si recupererà la vista, da quell'occhio.

Attimo di panico.
Con i pupillozzi più grandi della mia faccia (ma quanto bruciano quelle maledette gocce??).
In attesa di conoscere la data dell'appuntamento successivo, ho avuto un momento di sfogo totale.
Spatafasciata, rasa al suolo.
Ho scritto a papolo.
Ho toccato il fondo delle mie energie.
Ho usato whatsapp come ancora di salvezza: ho delle amiche Zuper, io.

Poi pian piano la messa a fuoco e la risalita verso la realtà.

Ok.
Ho un problema.
In famiglia di questi problemi ne abbiamo a secchiate, non posso essere sorpresa.
E quindi?
Va affrontato, eh, non c'è altra via che questa: vivere questa situazione.
Nient'altro.

Ho parlato con mia sorella.
Ho parlato con i miei genitori.
"Mi dispiace per questa eredità...".
Esatto!!!!
E' un'eredità, come i capelli bianchi che ho preso da nonna, come la spigolosità del carattere, come la determinazione, come la capacità organizzativa, come la mia emotività...
Fa parte di me.
Tutto questo fa parte di me.

Ho ereditato problemi di vista (che vojo di'... parto da una notevole miopia, non è che vedo attraverso i muri... questo lo sapevo!).

MA

Ho ereditato la forza di affrontarli.
E di affrontare anche molto di peggio.
Lo vedo ogni giorno, quando guardo mia madre.
Per dire... oggi sono andata da lei per spiegarle di questa cosa e ho dovuto aspettare che rincasasse dalla lezione di ginnastica (perdonami mamma se scrivo le cose tue, ma tu sei una forza come poche!). Non so se mi spiego.

E' così.
Così è.

E giorno per giorno si vedrà cosa succederà.
Non ho paura, non mi faccio fermare.

Sì, mi impressiona l'idea delle iniezioni proprio lì... forse mi fa un po' schifino, lo ammetto... ma se è la cosa da fare, si farà.
E si andrà oltre, si proseguirà giorno per giorno.

In fondo sono fortunata (e non poco!) dal momento che dall'altro occhio (miopino pure lui) tutto sembra a posto.
E posso continuare con la mia vita normalmente, posso continuare a trottare come sempre, perfino a fare i miei allenamenti, posso seguire i miei figli in tutto e sempre.

Sono fortunata.
E ho la fortuna ancora più grande di rendermene conto.

E ho Amiche così preziose che non si può misurare la loro grandezza d'animo e di cuore.


E quindi, sì.
Mi sono sfogata e adesso riparto.

Più forte di prima.


(sfogo scribacchiato qui. posto o non posto? posto. questa sono io)

martedì 15 novembre 2016

dico solo: Londra

"Hey, baby, are you looking for your mother?"
"Da".

Ecco.
Quando sei in mezzo a centinaia di persone in movimento, all'interno dell'aeroporto di Stansted, Londra, e senti che queste parole escono di getto dalla tua bocca... inizi a capire l'essenza dell'istinto materno.
Questo nanetto di forse quattro anni, tutto solo che cammina pian piano, nessuno avanti, nessuno dietro che lo segue. 
Tutto si è risolto per il meglio, dopo aver contattato la security dell'aeroporto e dopo aver notato un uomo che in silenzio, ma con il viso disperato, ha risposto "Yes, he has a yellow t-shirt" alla domanda "Are you looking for a child?".

Mica potevamo farci mancare cose così, eh.

Nemmeno un'evacuazione dell'intero aeroporto in seguito a un allarme antiincendio, per la verità.

Vita vera.

Come se già non fosse bastata l'ansia che avevamo addosso, in un aeroporto di quelle dimensioni (cioè... Treviso ha 9 gates, Stansted ne ha 88...).

Non poteva che concludersi così il mini viaggio a Londra che io e sedicenne abbiamo vissuto questo weekend.

Un viaggio incredibile, una cosa più grande di quello che mai avrei potuto immaginare, un progetto iniziato un paio di mesi fa, da una chiacchierata tra papolo e me, in cui lui ha esordito dicendo "ho un'idea per il compleanno di Chiara, ma siediti e dimmi di sì." e io mi sono seduta e ho detto "forse" e alla fine ho aggiunto "sei pazzo".
E alla fine ha vinto lui.
Ha prenotato su lastminute.com (non è una marchetta, è semplicemente quello che ha fatto), ha cercato e chiamato i numeri indicati per avere informazioni complete e corrette riguardo l'offerta volo più hotel che aveva adocchiato e via. Due notti a Londra. Mitico.
Spese ridotte all'essenziale, tanto vivere, tanto guardare, tanto camminare (più di 40 chilometri totali, più la visita all'interno del immenso British Museum).

Un viaggio strepitoso.
Un'emozione via l'altra.
Millemila fotografie.
Cose meravigliose da custodire per sempre nel cuore.

Ho riletto nelle ultime settimane un post scritto lo scorso anno da una blogger che ammiro molto, Kosenrufu mama. Dice esattamente ciò che penso anche io e vi ritrovo il mio modo di rapportarmi a queste esperienze.

Londra è... Londra.

Mi vengono in mente mille immagini e pensieri che adolescente e io ci siamo scambiate per quei tre giorni. 
Sulla stranissima sensazione del decollo.
Sullo spettacolo mozzafiato delle Alpi innevate (e poi solo nuvole, nuvole e nuvole).
Sul fatto che siano pochi i locali a offrire un wc per i clienti, ad esempio. 
Sull'incredibile numero di negozi di alimentari (pronti, freschi, confezionati...). 
Sul traffico impressionante anche rispetto alle nostre Roma, Milano e Firenze. 
Sul numero incredibile di persone che corrono, che vanno in bici, che camminano in tenuta tecnica per difendersi dal clima di novembre. 
Sui classici bicchieroni di tea e caffè giganti e fumanti lasciati accanto alle persone che dormono in strada. 
Sugli scoiattoli che vengono a prendere il cibo dalle mani.
Sui corvi neri neri.
Sui rintocchi del Big Ben, che mi mettono i brividi al solo ricordo.
Sull'enormità del London Eye.
Sulla maestosità degli edifici pubblici.
Sulla strana atmosfera che respiri quando per puro caso ti ritrovi a percorrere la strada delle ambasciate la domenica mattina, controllata a vista da tutte quelle guardie armate.
Sulla temperatura micidiale a cui vendono quei bibitozzi chiamati caffè americano, cappuccino etc.
Sulle decine di artisti di strada che la domenica espongono le proprie opere lungo Hyde Park.
Sulla bellezza delle casette a schiera caratteristiche di molti quartieri.
Sull'emozione del riconoscere luoghi/nomi citati in film e serie tv.
Sui bus a due piani tipici e moderni allo stesso tempo.
Sul susseguirsi senza soluzione di continuità di casette tipiche, edifici modernissimi e chiese mastodontiche e piccole costruzioni delle più diverse religioni.
Sulla notevole estensione dei parchi verdissimi e curatissimi.
Sulla difficoltà di scattare foto adeguate: o sole accecante, o grigiume uniforme.
Sulla pratica della guida a destra e dei sensi di marcia invertiti rispetto alle nostre abitudini.
Sull'immensità del sopracitato British Museum e sulla quantità abnorme di materiale osservabile.
Sulla misura notevole dei biscotti rotondi (un biscotto = una colazione...).
Sulla malefica bontà di tutti quei cibi a portar via...

E ancora su molto altro.

Escludendo il tempo del volo e del treno, abbiamo trascorso 48 ore intensissime.
Un'esperienza unica.


venerdì 11 novembre 2016

di terra che trema, di amici, di viaggi e di noi

Qui, mentre piego asciugamani, mutande e calzini, butto un occhio su facebook, mi tengo aggiornata attraverso i profili dei miei amici marchigiani su ciò che succede nelle zone terremotate.
Perché, anche se in molti hanno lo sguardo puntato sulle votazioni degli USA, qui in Italia le scosse continuano.
Assestamento, lo sappiamo tutti.
Eppure non ci si pensa più.

Io non ci riesco.

Non posso non avere sempre nei miei pensieri quelle persone, quelle famiglie, quegli interi paesi svuotati. Quelle case vuote, quelle macerie.

E leggo di come le cose non funzionano.
E leggo il rischio di lasciar scivolare nel dimenticatoio tutte quelle persone.
E sono solo un paio di esempi.
E non riesco a farmelo andare giù.

Mi cadono le braccia.

In questo periodo di latitanza da questo mio angolo di Rete sono successe tante cose.
Alcuni giorni trascorsi insieme a una famiglia unica, una famiglia come tante, una famiglia per noi speciale perché ci lega un'amicizia nata per caso attraverso il mondo dei blog, una conoscenza passata attraverso le parole scritte in Rete, aspetti che si scopre di avere in comune, diversità che uniscono mondi lontani, ma paralleli.
Firmatocarla e Mammanontiarrabbiare, per essere chiari.

Giorni folli in cui sono successe cose devastanti e cose belle, emozioni travolgenti e situazioni gravi.

Un Halloween (alla faccia di chi si ostina a definirla una festa "che non ci appartiene") che ricorderemo per sempre. Il nostro Halloween.
Nel dolore, negli abbracci, nelle preoccupazioni e nel tintinnio di risate di bimbo.

E anche adesso, a molti chilometri di distanza, ci teniamo aggiornati.
Non potrei stare senza sapere se la broncoqualcosa di Biuz sta migliorando, se Ali è armata fino ai denti per affrontare tutto questo, se Pippo riuscirà a buttar fuori 'sto stress indicibile, se Mina risponderà bene agli antibiotici, se MisterDu riuscirà a sostenere Ali con tutto il suo amore.

E come loro, la FamigliaPo mia adorata, c'è un monte di altre famiglie.
Tra le tende, negli ostelli, sparse un po' ovunque tra quei monti ora freddi.

Sto preparando un breve viaggio, un regaloneOneOne che papolo ha pensato per il sedicesimo compleanno della nostra adolescente: un weekend a Londra, lei e io.
Si parte sabato all'alba.
Ho studiato tutto, che io un aereo di linea non l'ho mai preso.
Ho litigato con tutte quelle regoline e regolette dei bagagli a mano.
Ho posto quesiti esistenziali sulle cerniere metalliche dei jeans, per dire.
Ho dato di testa nel ridurre all'essenziale ogni spesa.

Questo viaggio sarà stupendo, io lo so.

Io e lei.
Lei e io.
E meno male che lei parla l'inglese come fosse Londinese inside. O forse lo è davvero.

Nel cuore mi porterò Ali e la FamigliaPo e mi porterò Giu, e mi porterò Ety, oltre ai miei uomini di casa.
Staranno strettini, ma sempre meglio che nel bagaglio a mano, di fianco alle mutande e al dentifricio, no?


Ecco cosa succede quando non riesco a metter giù un post.

Che mi si rovescia il mondo in testa.

Che accompagno il papà per cosemediche in un ospedale nuovo, in cui per raggiungere un tal padiglione devi "seguire la striscia gialla". E l'indicazione mica sta sui cartelli che riportano tutte le direzioni, eh. No, la scritta è per terra, sotto ai tuoi piedi. Ovvio. 
Che per rassicurare un paziente settantenne, un giovane medico non trova altre parole che "stia tranquillo, sarà come togliere un pelo delle sopracciglia". Ah, questi cccciofani moderni!


In ogni caso, qui si va che è una meraviglia.
Stravolta all'inverosimile.
Questo tempo pieno pieno zeppo zeppo che è il migliore che io abbia mai vissuto.

Qui si va.
Si parte.
E si ritorna.



sabato 15 ottobre 2016

tu non puoi perdere l'autobus

No, ragazza mia, tu non puoi perdere l'autobus.

Che poi mi tocca accompagnarti a scuola.
Poi mi tocca guardarti scendere dall'auto e andare dritta e sicura verso quel cancello, verso quell'edificio "da grandi", quel liceo che tanto ti piace e tanto di mette in crisi.

Osservo quei lunghi capelli blu che spuntano sotto l'apparente banalità di un'acconciatura semplice.
Ondeggiano al ritmo del tuo passo.

So cosa dovrai affrontare oggi, un tema in classe, ma non sei preoccupata per questo.
Sei pensierosa per un milione di altre cose, quelle cose "da ragazzi" che a questa età pesano come macigni sul cuore, ma non per questo sono cose sciocche, anzi.

Cammini per la tua strada, come una piantina che cresce pian piano assicurata al suo tutore, ma già si vedono i tuoi chiari slanci di Vita oltre a questo appoggio. Già si intuisce che la strada, adesso, la stai disegnando tu. Con le tue matite, con la tua Arte.

E a me non resta che consigliarti nella scelta delle tele, perché tecnica e colori sono una cosa tua. E tanto lo so: anche riguardo alle tele farai di testa tua.

Non so come siamo arrivate fino qua, lo confesso.
Giorno dopo giorno, litigata dopo litigata, risata dopo risata e poi fazzoletti condivisi, bigliettini con le tue dichiarazioni di amore eterno per la tua mammina, liste della spesa per le tue festicciole, tracce di noncuranza, mucchi di vestiti abbandonati, chiacchierate fino a tarda ora, viaggi in auto, canzoni urlate a due voci.
Siamo cresciute, ragazza mia.
Stiamo ancora crescendo. Insieme.

Quando sei nata tu, sono nata anche io. Davvero però, senza false frasi di circostanza.
Mi hai insegnato a essere mamma.
Mi hai insegnato che ce la potevo fare.
Mi hai insegnato tutto.

E ti ringrazio di essere arrivata a sconvolgere le nostre vite.
Fallo ancora, sconvolgici sempre.

lunedì 10 ottobre 2016

meditazioni da divano

Un pomeriggio di divano.
Di niente.
Di noia.
Di ghiaccio sulla faccia.
Di stomaco che brontola.
Di yogurt e di gelato.

Un pomeriggio post-intervento-in-bocca dal dentista.
Un dentista molto bravo, lo devo proprio dire.

Ma un dentista che pretende da me quello che io non so fare: stare ferma e calma.
Eh.
Una sfida di quelle toste.

Ho una serie di lavatrici che mi attende.
Ho ceduto stasera alla tentazione di caricarne una, con conseguente su-e-giù della testa... sarebbe stato meglio evitare, diciamo. (comunicazione di servizio: mamma, non ti preoccupare, sono di nuovo calma e ferma!)

E mi rendo conto di quanto tempo sia passato dall'ultimo post: uuuuhhhhmammaaaaa!

Ma...
Ma.

Ho avuto un periodino intenserrimo, e dire intenserrimo è poco.

Nell'ultima settimana, poi, il delirio.
Incroci e salti mortali carpiati all'indietro bendata, praticamente.

Ma sono qui.
Ed è già una bella cosa.

Sto meditando su un sacco di cose, su faccende del figliame che cresce, su casi disperati di rapporti umani.

E non è mica facile, quando tante cose decidono di cambiare repentinamente tutte insieme.

Però fa bene.
E' come un ricominciare, ogni volta.
E per me ricominciare è sempre una bella botta di energia.

Ad esempio...
Nel mio saltellare e correre a destra e a manca, mi è capitato spesso di incavolarmi abbbbestia perché mi aspettavo un aiuto, un aggancio, un appoggio per poter arrivare a fine giornata senza lasciarci le penne in termini di energia, senza dover arrancare contro il sonno, senza dover chiedere sempre una mano quando era evidente che stavo in difficoltà....
E questo aiuto non arrivava,
E io mi arrabbiavo.
E nascevano diverbi senza apparente motivo.

Però alla fine della giornata ci arrivavo.
Ogni volta.
E ogni mattina riprendevo da dove avevo lasciato la sera precedente.
E ogni mattina mi sorprendevo della lunghezza delle mie to-do-list.
E ogni sera mi rendevo conto che i punti erano quasi tutti spuntati.

Quindi?

Quindi ho scoperto (sì, la famosa acqua calda) che ce la faccio.
Sempre.
Da sola.

E questa potrebbe sembrare una conclusione un po' triste....
Invece no.

Io sono me.
Sono tutta intera.
Posso fare cosechevoiumani...
Da sola.

Io mi basto.

Questa è la grande scoperta.

Che sarà banale, ma per me e il mio livello di autostima pari a 2 nella scala da zero a dieci, è decisamente appagante.


domenica 25 settembre 2016

certe volte capita...

Mi sono imbucata a un compleanno.
Eh, sì. L'ho fatto davvero.

Una festicciola di compleanno di un bimbo, con tanti amichetti, tanti genitori, tanti colori, tanti urletti, tanti giochi e tanta allegria, come tutti i compleanni dovrebbero essere.
Pizzette, panini, dolcetti e una torta buonissima. Peché sì, ovviamente ho anche assaggiato la torta: di quelle belle e cremose, colorata, con le Tartarughe Ninja a fare da protagoniste indiscusse.

Una festa meravigliosa, colorata e gioiosa.
E la foto di gruppo a ritrarre tutti i bimbi sorridenti, disposti in riga, alcuni belli dritti, altri un po' distratti, altri girati a parlare e ridere e farsi dispettucci, come ogni foto di compleanno che si rispetti.
E dietro ai bimbi, in una riga molto più ordinata e disciplinata, loro.
I Vigili del Fuoco.
Quelli che stavano lavorando proprio dietro l'angolo.
Quelli che stavano mettendo in sicurezza un cornicione (pare) pericolante.
Nel cuore di un paese meraviglioso, ma segnato.
Segnato dal terremoto.
E ho stretto tante mani, ho scambiato chiacchiere con alcuni genitori, ho ascoltato di preoccupazioni, di soluzioni alternative, di solidarietà genuina, di semplicità nel cuore. 

Una festicciola che porterò sempre con me, indelebile.

Ero lì per caso, in compagnia di una delle famiglie invitate alla festa.
Ero al paese a portare il secondo round di #cose raccolte qui in Friuli tra i conoscenti, destinate ad alcune famiglie ancora in attesa di coperte e giubbotti pesanti per affrontare l'inverno.

Ho trascorso in quel paesino un paio di giorni splendidi, tra sorrisi, chiacchiere, confidenze di un'amicizia che cresce nel tempo e rivela le persone per come sono davvero: forti e fragili, comunque indistruttibili.
Ho visto le piaghe di una cittadina stupenda, San Ginesio, segnata dal sisma del 24 agosto nel suo cuore. Un paesino che sto imparando a conoscere, nei suoi vicoli, nelle strade chiuse, nei puntelli per sostenere mura che minacciano di crollare da un momento all'altro, nei sigilli davanti a costruzioni apparentemente normali, ma con gli interni troppo compromessi. (qui un link per curiosare alcune immagini meravigliose)

Ho adorato da subito quelle strade e quei colori, quella vita così normale, quell'aria pulita, quella Vita più forte della Natura stessa.

Mi sono lasciata guidare da Google Maps per ritrovare la via di casa, oggi.
Diceva che stavo percorrendo la "via più veloce" e mi sono fidata.
Ci sono talmente tante stradine e straducce che si intrecciano tra i molti paesi e i moltissimi casolari, che penso di non aver seguito due volte lo stesso percorso, fino ad ora.
Ho lasciato che mi mostrasse panorami mozzafiato, terreni in piena lavorazione, persone laboriose, gente che non si lascia fermare da un terremoto, famiglie che da quei posti un po' sperduti non si sposta perché lì c'è tutta la loro vita: il lavoro dei campi, il bestiame, le attività, piccole e grandi, che custodiscono con una dedizione e un impegno indescrivibili.
Qua e là abitazioni e capannoni sigillati, troppo pericolanti per essere utilizzati.
Qua e là tendone blu, quelle della Protezione Civile.
Eppure...

La Vita non si ferma.

La Vita va avanti con tutte le sue ricchezze e la migliore normalità che queste persone riescono a mettere in campo.


Certe volte capita che parti per portare un aiuto (piccolo piccolo) e una coccola (piccola, ma grande dentro). 
E capita che poi ritorni a casa con qualcosa di molto più grande e potente. 
Qualcosa che hai imparato, che custodirai e che lascia un segno in quello che farai, d'ora in poi.
Certe volte capita.

A volte basta fare un piccolo passo.
E capita.


lunedì 19 settembre 2016

più positività (molta di più)!

Finalmente sono di nuovo in pista!

Dopo l'estrazione del mio amato dentino (un sovrannumerario, accostato all'interno dell'arcata superiore) che ha scoperto il vaso di Pandora e ora mi ritrovo progetti di interventi che avrei volentieri evitato, sono stata ferma (quasi immobile) per alcuni giorni. 
Davvero eh.

Ho pensato di impazzire.

Poi ho messo nero su bianco tutto quello che avrei potuto fare senza sentire pulsare il palato... e ho rigenerato casa! Con calma, ho preparato i famosi sacchi neri e ho iniziato a riorganizzare un po' tutto, iniziando dalla cucina fin su nelle camere (ora è il turno della veranda-lavanderia).
Ho ripreso la mia routine di autoproduzione (yogurt, pane, torte per le merende a scuola, pizze...) nonostante la temperatura sia calata solo negli ultimissimi giorni.
Mai stata meglio, direi!

E oggi ho ripreso ad allenarmi, cambiando nuovamente programma, giusto per regalarmi una bella sferzata di grinta: sempre nel gruppo Workout Group, sempre con i fit-amici a sostenermi.
Questa è una gran cosa per me, ormai lo sapete: io senza questa valvola di sfogo non ci so stare!
Mezz'oretta intensa e via, doccia e la giornata può iniziare ^_^

Anche perché, pur non essendo al lavoro in questo periodo (ferie forzate, mica mi lamento!!) i fattori all'origine di tensione, di discussioni infinite, di ansia a vagonate non mancano affatto: due #adolescenzeincorso provvedono a mantenere alta l'asticella.

Progetti tutti miei: tornare dalla mia irrefrenabile Aline (che se ancora non conoscete, filate a leggere ma proprio subito-di-corsa, che le persone vere e dirette come lei davvero sono una rarità!), (quindi, amica mia, al più presto dobbiamo scambiarci le informazioni necessarie!).
E poi trascorrere una giornata con la mia troppolontana Giulia e ancora organizzare un paio di cene/serate con quei pochi amici che ho qui in zona a portata di... forchetta!

Insomma.
Tante tante emozioni.
Ecco.
Da qui voglio iniziare questo autunno (se mai vorrà decidersi a cominciare davvero!).
Torno a rintanarmi nel mio piccolomondo, ri-indosso l'occhiale a specchio, aggiro le #cosedicircostanza e mi vivo al 200% solo quelle relazioni che sento mi arricchiscono davvero.

Senza pensieri, senza obblighi. Solo più leggerezza e più (molta di più) positività!

Quale volete che sia il vostro punto di partenza, in questo autunno?
Avete messo a fuoco cosa desiderate davvero?


domenica 11 settembre 2016

liberaaaahhhhh

Ooooooohyeeeeeesssssss!

Che abbia inizio una settimana di recupero ore (ossia: sto a casa dal lavoro).

Allelujahhhhhh.

Oggi, dopo un sabato in turno infinito tra discussioni, commissioni, riorganizzazioni e via dicendo, me la sto godendo proprio.

Sveglia rallentata (non tardi, alle 8 ero in piedi, ma in modalità molto zen diciamo), mattinata in ascolto dei soli miei desideri coccolosi, ho accuratamente evitato di farmi coinvolgere dalle tresche fratricide in evoluzione, da questioni esistenziali e dalle buone ma impegnative intenzioni tipo "organizziamo i pasti e le merende della settimana".

Nulla di tutto ciò.

Giusto una discreta manicure in bianco (che saremo pure quasi a metà settembre, ma qui i 30 gradi centigradi e la relativa afa densissima fanno la gioia delle zanzare, che quest'anno moriranno obese anzichè di vecchiaia, ho idea) che fa estatissima, nonchè un giro extra di epilatore (agli shorts in casa diciamo sì, cosciotte forevahhhh!) e una riordinata-ripulita alla cucina che versava in condizioni pietose (riscaldare piatti pronti della serie evviva-la-mamma-lavora-e-qui-schifezziamo-la-qualunque è un'attività parecchio lurida, a quanto pare).
E poi un pranzo spensierato a base di trofiette regalateci da un'amica speciale che è stata in Puglia.
E poi un tuffo nei social, una telefonata, un giro a ri-settare la lavanderia e a lavatriciare un giro di lenzuola.

Un altro giro di social per leggere di amiche vicine-e-lontane.

E poi nanerottolo esce a giocare in giardino con le amichette di scuola, mediolo che smanetta sulla macchina "nuova" con papolo, la grande che finalmente si da alla pazza ansia pre-terzo-anno-di-liceo.

E io libera. Liberaaahhhhh.

Ora posso anche pensare alla cena e poi mi godrò i risultati del gran daffare della settimana passata (vedi: non ho da stirare!!!) e poi potrò rituffarmi tra le pagine di un libro iniziato prima di ferragosto. La gioia pura, insomma (...solo dopo aver costretto tutta la figliolanza a un giro di docce, ovviamente. che la forza sia con me!).

Tutto ciò servirà anche per carburare, vista la settimana entrante che prevede (oltre a tanta #casitudine e la ripresa degli allenamenti quotidiani): l'estrazione di un dente per me (un amico-sovrannumerario che mi accompagna da una vita... praticamente un lutto), una visita oculistica per Chicca, un controllo al trattamento ortodontico in corso per il mediolo, il primo pomeriggio a scuola (con annessa mensa) per il piccolo, il ritiro dei testi in comodato del mediolo, un incontro in vista della celebrazione della Cresima della grande, un giro in posta per cercare di sbloccare una situazione rognosissima e misteriosa che ci blocca la richiesta dell'isee e di conseguenza tutti i bonus cui avremmo diritto.

Una solita settimana tranquilla.

giovedì 8 settembre 2016

questa me la scrivo

Ore 2,00. Finalmente posso svenire nel mio letto, o meglio nella parte di letto che nanerottolo mi concede, visto l'improvviso mal-di-pancia-potrei-anche-vomitare-forse-ma-io-ti-avverto (dicesi ansia da rientro a scuola), dopo aver praticamente fatto #cambiooo sulla soglia di casa, battendo il cinque a papolo che usciva per il turno di notte 

Ore 6.00. Dopo 4 ore scarse di sonno suona la sveglia: è ora di alzarsi per una giornata parecchio impegnativa... oggi qui da noi inizia l'anno scolastico. Solo per elementari e medie, però.

Ore 6.08. Alzati a mo' di zombie, scendi silenziosamente le scale, attraversa la sala di soppiatto per non svegliare tre #adolescenzeincorso che dormono sonoramente in soggiorno (la nostra quindicenne più due amiche, nella notte più incasinata dell'universo, hanno fatto un bel pigiamaparty, ovviamente), chiudi le porte scorrevoli della cucina e inizia a copertinare gli ultimi libri arrivati ieri, che servono ovviamente proprio oggi a scuola. Fingi di essere sveglia e copertina, su su su!

Ore 7.00. Sveglia silenziosamente (mmmm.... esiste sveglia silenziosamente?) i masculi di casa. Colazionali, lavali, vestili, zainali. Caricali in auto. Consegnali alle rispettive scuole. Puntualisssssimi. 
Gioisci per i primi minuti di silenzio da tre mesi a questa parte. Godine profondamente.

Ore 8.30. Rientra in casa in punta di piedi, rintanati in cucina. Sorseggia il caffè più buonissimerrimo di sempre (effetto scuolainiziata). Tuffati su una colazione di frutta dolcissima. Riordina la stanza e lava il ciarpame abbandonati dalle pigiamapartrici. Blocca la digestione dei settordici chili di frutta nel giro di due-dico-due respiri di aria-di-patatine-fritte-in-sacchetto che inonda l'angolo dove il sacchetto è stato abbandonato aperto.
Piega ennemila paia di calzini che minacciano di trascinarsi nei cassetti da soli.
Rispondi a un paio di mail di lavoro (no, non commentiamo, che ho già il livello dell'#oooohhhhhmmmm oltre la soglia di attenzione).

Ore 9.00. Sali silenziosamente al piano delle camere e goditi la solitudine in bagno: lavati i denti mantenendo il monopolio del lavandino, fai pipì senza la coda ad attendere il proprio turno, spendi ben 5 minuti per assemblare un restauro facciale che pare tu abbia dormito per ben 5 ore... facciamo 5 e mezza, via. Vestiti e arieggia le camere. Fa' i letti.

Ore 9.30. Scendi nuovamente le scale, questa volta meno cautamente (devi uscire di casa perentoriamente alle 10,30 e hai avvertito ieri le #adolescenzeincorso). si sveglieranno? Clarocheno. Alza le persiane, sposta sedie, passa la scopa in cucina... sì, pare che si alzino. Strano, eh?!

Ok. ora la smetto con sta cosa delle ore che perdo il conto.
So solo che: papolo ha telefonato per sapere se potessi dargli uno strappo dal concessionario (che dopo SOLO un mese di attesa ci consegna oggi un'auto di seconda mano che sostituisce il catorcio che non stava più insieme manco con lo schotch); alle 10.35 ho scaricato le #adolescenzeincorso al giro in bus, visto il ritardo; alle 10,37 ho scaricato pure papolo che pretendeva di essere accompagnato dall'altra-parte-della-città-e-ritorno in 20 minuti. Machescherziamo?!

Telefonata lampo ai miei vecchietti per saluti e buongiorno sonnoloso.

Puntualissima sono passata a recuperare a casa un'amica dei tempi delle elementari, una forza della natura in carne e ossa e cuore. Un'ora e mezza di emozioni forti. Machenesoio che ti fa lei... ha una forza interiore potentissima. Contagiosa.

Riportata Ety a casa, riparto per rincasare.
Chiama papolo: ci accordiamo di trovarci a casa, andare a prendere i masculi a scuola con l'auto "nuova", andare a recuperare l'auto di sua mamma, parcheggiata fuori dal concessionario, rincasare per il pranzo.
Si va.

Mentre attendo che arrivi anche lui a casa (alla faccia delle donne ritardatarie...) attraverso facebook scopro che il matrimonio di un'amica (FitAmicaTrimammaCoetanea, mica bagigi) si svolgerà alle 16,30, mentre io pensavo si fosse sposata al mattino. 
Io abito qui. Lei abita là. Due orette. mumble mumble.

Papolo rincasa. "Sai che sono un po' scemotta... Eli si sposa alle 16,30... io ci andrei... eh?! che dici?" "Che sì, sei scemotta. Vai, eh!".

Recuperiamo i figli, recuperiamo l'auto della suocera, ci sistemiamo alla bell'e meglio e io e i magici ometti miei siamo in autostrada. Dopo pieno carburante e pranzo volante, ovviamente.
Due ore.
Japossofa'.
Rallentamenti per incidente.
Arrivo previsto per le 16,37.
Uff.

Arriviamo alle 16,38.
Togli le scarpe da ginnastica.
Calza i tacchi.
Guardati allo specchio: il capello selvaggio ce l'ho di serie, il trucco residuo svela che le ore di sonno sono meno di cinque... poco ma sicuro.
Pace.

Andiamo a fremere.

Scendo. Barcollo.
E la vedo.
Li vedo.
Sciao.
Lacrime.

E mi vede e non mi aspettava.
Sciao due.
Lacrime due.

Cerimonia.
Famiglia strepitosa.
Rito civile, ma con un tono familiare e caldo come pochi.
Taaaaaaanti bimbi.
Un momento magico.

Fine rito.

Mo' me la sbaciucchio per bene, sta sposa.
E pure lo sposo, valà.

Selfie-con-la-sposa mette in evidenza il suo splendidume, il confronto con questo straccio-di-donna-qua lo evitiamo, tutti d'accordo, vero?

Ripartiamo a razzo.
Sosta in autogrill (quello in zona Padova, che è un ponte sopra l'autostrada "mamma, facciamo un giro anche dall'altro lato, daaaaiiii....." "no, che poi non sono sicura di ricordarmi dove diavolo ho parcheggiato la macchina, abbi pietà, nanerottolo mio"), paninozzo, caffettozzo, millemila litri di acqua. Mail e messaggi dal lavoro. #giornolibero, ma ti sei ubriacato? ti vedo confuso...
Ripartiamo.

Rincasiamo entro le 20,30. Preparo la cena. Cena speedy.
Papolo dorme in attesa della notte.
Chicca è rientrata, riuscita e rientrata (vita da ospite, ne abbiamo?).
Il mediolo si rintana in camera e domani saprò se è riuscito a infilare l'apparecchio ortodontico in bocca prima di collassare.
Nanerottolo, dopo seduta di letture approfondite in bagno e numerosi (e vani) tentativi di #lettonaggio, finalmente tace.

Io scrivo.
Perché una giornata come oggi... se non la scrivo, non ci credo nemmeno io sia possibile.

Sì. Le vorrei tutte così.

Goodnight.

lunedì 5 settembre 2016

#attentiaquelledue , sanno usare whatsapp

Giovedì 1 settembre, due giorni dopo lo scorso post, ero al lavoro. 
Una breve pausa-pipì. Una uotzappata veloce alla mia Aline-preferita per salutarla e abbracciarla virtualmente, lei e la sua famiglia là, tra i monti marchigiani, con le scosse di assestamento a cullare le notti più scure.
Lei "Vorrei tanto stare con te ora".
Cosa vuoi rispondere a una cosa così?
"Tu me lo dici e io vengo da te".
Clarochesì.
Fatta, è deciso: domenica vado giù a San Ginesio (Macerata) e regalo una giornata di svago ai miei amici e ai loro tre bimbi.
E poi adoro guidare.

Aline e il marito sono sempre molto attivi sui social, così ho letto parecchio sulla situazione critica del post terremoto, in quella zona (alcuni articoli di giornali online, come esempio, qui, qui, qui).
Da lì a "ho la macchina grande e vuota" è stato un attimo.
Il mattino seguente ero di nuovo con il cellulare uotzappante.
Le ho chiesto se esistesse una lista di cose realmente necessarie con urgenza.
Il comune dove abita Aline è piccoletto, ma in quella zona i paesini, piccoli e disseminati tra monti e stradine tortuose, sono parecchi. Paesini colpiti dal sisma del 24 agosto e dalle scosse che tutt'ora continuano. Case crollate, case sigillate, paesi rasi al suolo e tende sparse.
Persone, intere famiglie, anziani, bambini, genitori... senza più nulla, qualcuno riesce a recuperare alcune cose, altri no.
Al mattino Aline era al comune del paesino.
In poche uotzappate avevo un'idea abbastanza precisa di ciò che avrei potuto buttare in auto al volo.
Ma avanzava un botto di spazio, in auto (una setteposti, mica bagigi...).
Un paio di uotzappate nei gruppi di genitori dei compagni di classe dei figli... e si sono aperte porte che mai avrei immaginato esistessero.
In trentadue ore (comprensive di una notte e un turno di lavoro) un numero imbarazzante di persone ha suonato al campanello con sacchi e scatoloni tra le mani.
Altrettante persone mi hanno telefonato per chiedere dettagli e sapere se questo o quest'altro fossero necessari.
Un'offerta da parte di una scuola friulana: adottare una scuola colpita dal sisma, nella zona terremotata, impegnarsi a far avere materiale e fondi.
Un'offerta da parte di una coppia di genitori: devolvere le offerte donate dagli invitati al battesimo del proprio figlio a un'associazione, a un ente della zona colpita dal sisma.

Io... avevo solo scritto due cose al cellulare, giuro.

Sabato io e i miei adolescenti abbiamo accolto materiale e diviso sommariamente per età e per tipologia tutto ciò che stava arrivando.
Per tutto il giorno. 
Avete idea di quanto potesse essere? Di più.

Sabato sera ho chiuso a forza il portellone della macchina (sedili abbassati, tolto ogni corpo estraneo e non necessario) sui pacchi incastrati dalla giocatrice professionale di Tetris (che sarei io me medesima). Una notte di sonno rigenerante e prima dell'alba io e quasisedicenne siamo partite. Destinazione: casa di amici.
Domenica alle 10 e mezza ho parcheggiato l'auto a 5 metri dal cancello di casaPo (#Mammanontiarrabbiare insegna), nel cuore di San Ginesio.

L'espressione sul viso di Aline, MisterDu e Federica (rispettivamente: l'amica mia, il marito di lei e un'amica loro) nel vedere quello che è stato donato loro in nemmeno 48 ore dallo scambio uotzappante ricalcava quello che è passato sul mio viso nelle 32 ore di raccolta: incredulità, gratitudine, emozione a mille.
Dopo un pranzodellafesta delizioso in un posto incantevole (offertoci dai nostri amici) e qualche ora di scambi di informazioni sui comuni limitrofi, sulle singole situazioni, sui limiti che saranno mantenuti nella distribuzione dei materiali (i furbi esistono ovunque, su questo non si discute)... sono risalita in auto insieme alla mia quasisedicenne e il viaggio di ritorno è iniziato.
Stanotte eravamo nei nostri letti.

E non è stato un sogno.

Giuro che volevo solo trascorrere qualche ora insieme ai miei amici e spupazzare i loro tre dolcissimi figli.

E comunque... lo rifarò.


martedì 30 agosto 2016

ho un'Amica...

I giorni scorrono, lenti, a volte troppo veloci, caldi, qualche sera un po' più freschi.
Ma per me, che abito in Friuli, lontana quanto basta dal centro Italia colpito da quelle scosse tremende, il tempo si è fermato.

Seguo momento per momento le notizie, giorno per giorno le news.
Non sono tranquilla.
Mi sembra che ci sia qualcosa di troppo sbagliato in tutto quanto.

La sensazione è che il mondo stia andando avanti, mentre troppe persone sono incastrate lì, nell'incertezza del momento, con gli occhi alle crepe, gli occhi alle macerie, il cuore sospeso.

Io non ci riesco.
Non riesco a vivere la mia quotidianità come niente fosse.

Ho un'amica.
No.
Ho un'Amica.
Ho un'Amica là in mezzo e non riesco a non pensarla costantemente.
Vorrei essere lì con lei.
Vorrei che lei e la sua famiglia, la sua stupenda famiglia, fossero qui.
Al sicuro.

Leggo i suoi post su feisbuk, cerco le sue foto su Instagram, scambio intense chiacchierate con lei su whatsapp. E non so cosa fare per aiutarla. Per aiutare chi come lei vive nel cuore dell'Italia.
Notizie di tendopoli, di case giudicate sicure, di aiuti di ogni genere si susseguono davanti agli occhi di tutti.
Ma poi la Vita continua e ognuno viene risucchiato dalle cose-di-tutti-i-giorni. Le scuole che stanno per riaprire, i compiti da terminare, i materiali per il nuovo anno scolastico da ricercare... Il lavoro che mi fa impazzire, discussioni a cui non trovo senso... E come sempre i miei allenamenti, senza i quali, probabilmente, ora striscerei sui gomiti...
Qui.
Non là.

Nel frattempo mille polemiche assolutamente fuori luogo hanno preso il via, manipolate da chi non ha il minimo rispetto per quelle persone che hanno ben altro che le polemiche a cui pensare.
Una tristezza infinita nel vedere come viene cavalcata l'onda della sofferenza altrui per farsi propaganda, per attaccare Tizio e Caio.
A che serve tutto questo? Che spreco...

Niente.

In tutto questo la nostra quindicenne ha superato gli esami di riparazione e a breve si riparte con tutto il tran-tran di settembre.
E questa è già un'ottima notizia, per noi: ansia e nevrosi adolescenziali sembrano aver esaurito il loro corso, che non è poco.

Sabato siamo anche andati per la prima volta al mare in barca, con una famiglia di amici... è stato un pomeriggio speciale, diverso, divertente, avventuroso (su cinque... so nuotare solo io... #ottimodirei) che mi ha fatto meditare di vendere tutto (figli compresi) e andare a vivere su una barca. Ma poi ho ri-meditato sul fatto che i miei bestiacci danno quel senso alla mia Vita che altrimenti sarebbe vuota. Ho riflettuto sul valore delle esperienze, sul cogliere l'attimo, sull'acchiappare le occasioni, sul piccolo e ineguagliabile micro-mondo che ci siamo costruiti giorno dopo giorno, da soli, io e papolo, con le unghie e con i denti.
E ho realizzato la nostra fortuna.
Per l'ennesima volta.

Sempre in bolletta, sempre in ballo, sempre a giocare a Tetris con le nostre giornate.

Tutto questo ha un Valore inestimabile. 
Oggi più di sempre, direi.

E questo settembre che si avvicina sarà un nuovo inizio.
No.
Sarà un Nuovo Inizio.
Sarà un Nuovo Inizio con una rinnovata consapevolezza di quanto siano grandi le nostre minuscole Vite. Preziose.


Sì, insomma... non sono nella condizione ideale per scrivere, ma come sempre scrivere mi aiuta a mettere le cose in ordine dentro di me.
E forse una parvenza di ordine adesso c'è.


lunedì 22 agosto 2016

la linea a matita

Si va.

Si torna.

Quello che accade nel mezzo è troppo per riuscire a farlo stare in un post.

Una settimana tra i monti, insieme ai tre bestiacci e ai miei genitori.
Stop.
Due visite stile toccataefuga da parte di papolo.
Una prima giornata di assestamento (ferragosto) arricchita anche dalla suocera.

Poi solo noi.

Io non lo sapevo mica... ma ne avevo davvero bisogno.

Niente lavoro, niente rete, quindi zero telefonate, zero notifiche, zero messaggi... zero di tutto tranne l'essenziale.

Solo noi.

Anche questa distanza da papolo mi ha rigenerata, non so dire come, ma ha fatto bene (no, non sto parlando dell'attesa di rivedersi e di riabbracciarsi).
Mi ha ricentrata, direi.
Mi sono ripresa i miei spazi, soprattutto emotivi.
Ho letto (in realtà molto meno di quello che avevo progettato, visto che governare i bestiacci e rincorrere -e precorrere- i miei due vecchietti mi ha tenuta parecchio indaffarata).
Ho respirato a pieni polmoni.
Ho ritrovato il filo essenziale.

Ho iniziato a pormi nuovi interrogativi, a rivalutare certi squilibri che non avevo ben a fuoco, a ricalibrare me e le mie vere necessità.
Ho seguito quella linea elementare tracciata a matita da sempre, attorno a cui nel tempo ho costruito ampi disegni con i colori che avevo a disposizione. Senza colori si riesce a percepire quella linea così basic che più basic non si può. E ritrovarla è stata una gran gioia.

Le schegge nelle mani, i capelli sempre legati, le scarpe robuste.

Ora, di nuovo a casa, con la valigiona di panni sporchi e la memoria arricchita da tutto questo, riprendo a utilizzare i pastelli con maggiore consapevolezza, con rinnovata gioia, con una dose di determinazione che mi mancava.


Grazie mamma e grazie papà <3



lunedì 15 agosto 2016

ferragosto 2016 ...non ti conosco

Ebbene sì, siamo già il 15 di agosto e non ho trovato nemmeno un minuto per sedermi al piccì...

In effetti questi 5 minuti sono rubati.
Ho appena caricato l'auto con i bagagli per 4 (le bestiacce e io) e nel tempo in cui tutti vanno a fare la pipì preventiva mi sono piazzata qui.

Dove si va?

In montagnaaaaa!

Ci aspetta una settimana con i nonni tra i monti (dove avevamo vacanzato nell'estate 2014, se siete curiosi cercate nei vecchi post) nei luoghi della mia infanzia.

E' arrivata la suocera che trascorrerà con noi solo la giornata di oggi, mentre papolo se la dorme (dopo mun turno di notte) e ci raggiungerà per pranzo.
Poi suocera e papolo torneranno a casetta.

E noi ci nonneremo a volontà!!!!

Quindi.... buon ferragosto a tutti!

Un pensiero molto pesante va alle tragedie disumane che ci accadono intorno... no, non ci facciamo abbattere, anzi, ci rendiamo conto di essere molto fortunati a vivere dove viviamo e a combattere con i futili problemi del nostro piccolo quotidiano <3

venerdì 5 agosto 2016

ullapeppa... 3 anni di firmatocarla!

Sono passati tre anni dal primo incerto post che scrissi, quasi per gioco, nel 2013.
E' stato facebook a ricordarmelo, altrimenti non me ne sarei accorta... sbadataggine ne abbiamo?!?!

Tante cose sono cambiate, da quel primo breve incipit.

Tra alti e bassi, proprio di pari passo con la Vita che abbiamo vissuto.

Ed è stato uno scambio, un sostegno vicendevole.
Ho sempre sostenuto che quella citazione dicesse la verità: "Il colore con cui dipingi una ringhiera è lo stesso colore che ti resta sulle mani", ossia, se parli di positività e di energia e di Amore per la Vita, tutto questo ti resterà un po' attaccato addosso e ti ritornerà agli occhi quando attraverserai momenti difficili.
Questo è successo.

Di questo mi sento di ringraziare di cuore chiunque sia passato da qui: dall'inizio, di recente, in cerca di qualche argomento specifico, o solo per caso, o per curiosità.
Perché attraverso le parole lasciate in fondo ai post, attraverso un semplice saluto, attraverso lo scambio di esperienze l'atmosfera di calore e familiarità è cresciuta come mai avrei sperato... ho iniziato convinta che questo sarebbe stato un diario che nessuno si sarebbe filato, hihihi...

Condividere, raccontare, spiegare, sfogare... questo è successo.

E probabilmente chi legge firmatocarla da molto, faticherà a riconoscere certi post... ma questa è la Vita. I figli sono cresciuti, la quotidianità è cambiata, i ritmi sono cambiati, gli argomenti sono diversi... come naturalmente succede.

E ancora sono grata.
Mai smetterò di dirlo.

Grazie di cuore a tutti voi ^_^


venerdì 22 luglio 2016

una strana vacanza...

Tadaaaaaaaa!

Siamo tornati da qualche giorno... ma non ho avuto nemmeno il tempo di respirare che i ritmi sono raddoppiati rispetto al pre-ferie.
Di nuovo in debito di ore di sonno, di nuovo alle prese con lavatrici e cucina.

Quindi eccomi qui, tra un controllo dal dentista per il-mediolo-e-il-suo-apparecchio-ortodontico e l'organizzazione valigia per il campeggio (sempre del mediolo, che la grande l'ho portata tra i monti la sera stessa del nostro rientro...). Per dire.

Le vacanze sono state riposanti, rigeneranti e anche ricche di cose belle... anzi, bellissime.


Mi sento un po' scema, davanti a tutti quei momenti e a quel paradiso.
Scema perché a dirla tutta.... non sono state le vacanze che avevo sognato.
Le cose sono andate molto diversamente da come le avevo pensate.

Sarà che i figli crescono, sarà che non mi so accontentare... sarà quel che volete... ma dopo tante rinunce e tanti sacrifici quello che avrei desiderato era altro.

Mi alzavo presto per fare i miei allenamenti: mezz'oretta di sudore che mi ha accompagnata con grande soddisfazione, soprattutto perché, tolte le scarpe da ginnastica, inforcavo le infradito e scendevo direttamente a farmi il primo bagnetto della giornata. L'unicità di quei momenti è indescrivibile! Io, il mare, i pescatori che rientravano e i micro-pesciolini. Presente?
Rientravo e preparavo le colazioni.
E qui iniziava la tragggggedia.
Nessuno che voleva alzarsi, nemmeno davanti alla prospettiva di gran giochi con gli amichetti nuovi, nemmeno pensando ai mega bagni-con-tuffi-incorporati. Nulla.
Anzi.
Qualcuno non è nemmeno sceso in spiaggia. Anzi sì, giusto due volte per sei minuti contati "così non puoi dire che non ho messo piede sulla sabbia". Niente costume, niente sole, niente mare.
Qualcun altro è stato la piaga d'Egitto dei giorni nostri: da trascinare, da spingere, da convincere, da tirarsi dietro solo dopo millemila preghiere.
Qualcuno, poi, ha richiesto dosi extramaxi di pazienza e vagonate di minacce (alcune, ahimè, messe in atto vista la resistenza a oltranza del soggetto) tipo "oggi niente gelatino", o "salti il bagno con i tuoi amici, eh!". Ma tutto sommato è stato in spiaggia, ha giocato, si è pure sbronzato un filo (a testimonianza dell'estremo sacrificio).
Qualcun altro, infine, ha fatto il villeggiante. E ha tossito notte-e-giorno per la gioia di tutto il vicinato. 

Cucina, lava, tieni ordinato lo stretto indispensabile per ritrovare le ciabatte, riponi tutto quello che la marmaglia lascia seminato in giro, fai la spesina minimalista, tira su il tendone, ritiralo giù.
Sciacqua i costumi, stendili, stendi i teli mare, stendi i teli doccia. Ritirali. E ricomincia.
Fai fare la doccia ai pigroni, minacciali di mortecerta, portali in bagno di peso.
Tutti i santi giorni.
In paradiso, tra un pisolino in spiaggia e l'altro.
Ma praticamente da sola.

A un certo punto ho smesso di fare cose.
A un certo punto ho iniziato a fare vacanza.

Mi sono arresa all'evidenza e ho realizzato che ognuno si sceglie la vacanza che desidera.
Io desideravo esserefamiglia e godermi noicinque in modo esagerato, in quel modo che la quotidianità di scuola e lavoro (con i nostri turni incrociati che praticamente si fa batticinque sulla soglia) non consentono mai.
Evidentemente questo non era il desiderio degli altri.

E mi sono arresa.

Ho fatto vacanza solitaria.
Ho smesso di fare la guerra, ma anche di lavorare per cinque.

E mi sono rilassata.
Ho letto.
Mi sono abbronzata.
Ho dormito.
Ho fatto un numero spropositato di bagni.
E ora sono di nuovo in pista.

Purtroppo questo cambiamento è avvenuto proprio negli ultimissimi giorni (la mia mammitudineinside è davvero davvero dura da contenere), ma quel poco di ossigeno fresco me lo sono goduto al trecentopercento.

Mi sono molto sorpresa di questa situazione, devo ammetterlo.
Non sapevo cosa pensare, non sapevo come fosse meglio agire.
Ho quasi sentito il fastidio e il disinteresse degli altri nell'essere lì.

Dopo tanta attesa, dopo le lotte per rinviare la partenza, dopo tante aspettative... boh. 
Non so cosa sia successo.
E' come se fosse stato tutto solo nella mia testa.

All'inizio scrivevo che mi sento scema a scrivere queste cose.
Cioè... sono pur stata in vacanza, no?
Sono stata in una specie di paradiso.
Senza lavorare.
Io e la mia famiglia.
In fondo eravamo tutti e cinque là.
Eppure...

E' come se fossi stata da sola.
Dovevo scegliere: o continuavo a fare la cameriera ai piani, oppure facevo vacanza.
L'opzione mammainvacanza non era contemplata.

Onestamente devo cercare di rielaborare questa cosa, perché non la capisco.
O forse devo solo lasciarla andare, perché mi spiazza.

Ad ogni modo, ora siamo qui, a casina, nel vortice.
Chicca è in montagna, Mat le darà il cambio domenica (unico giorno in cui non lavorerò: si fanno e disfano bagagli e si macinano chilometri), Chino si sta giocando la settimana da trascorrere a casa della nonna facendo un sacco di storie per svolgere i compiti (pochi e assolutamente semplici, alla sua portata a dir poco!).
Pone è tornato al lavoro qualche giorno dopo di me, ma è contemporaneamente alla ricerca di un'auto per rimpiazzare la sua vecchia Y10 che sta facendo cilecca un po' troppo spesso. E un'auto che rischia di lasciarti a piedi alle 5 di mattina è pericolosa. Per sè e per Pone.

Io... vorrei tanto mettere qui una fotina del nostro paradiso, giusto per rendere comprensibile la mia pazzia là sopra. Ma... la memoria della schedina è così stracarica che la faccenda del copiaincollare le foto si impalla continuamente.
E io devo andare al lavoro. Tanto per cambiare.

Quindi... spero presto di condividere quanto prima le immagini che ho archiviato, ma non ora.

Per ora vi lascio un salutone e volo via a razzo! ^_^


mercoledì 6 luglio 2016

menodue

E anche questa giornata è stata molto proficua.
Quasi mezzanotte e sono qui, finalmente seduta a leggere le amiche blogger, le loro gioie e le loro preoccupazioni. 
Robe che sono felice di essere in ferie, insomma.

questa mattina:
> sveglia presto
> allenamento e speedydoccia
> sveglia figlioli, colazionamento e compiti
> scongelamento cibi congelati da consumare oggi
> lavatrice mode on
> ritiro e piegatura biancheria asciutta (essicata, a dire il vero!)
> consegna figliame ai nonni per l'ultima giornata ‪#‎nonnolosa‬ prima delle ferie
> spesa per assemblare gli ultimi pasti completi integrando ciò che resta in casa
> spesa frutta-verdura-paninozzi-e-frittatine per affrontare il lungo viaggio
> pranzo


e poi ovviamente...

il pomeriggio sarà più rilassoso:
> piccolo pisolino (ve l'ho già detto che papolo non mi lascia dormire? russa come un trattore e la tosse lo assale in attacchi sparsi me frequenti, che avete capitoooooo!)
> lavatrice number two e stendinaggio selvaggio
> pulire a fondo il bagno grande (ieri non ho finito, ups!)
> pulizia forno e frigo (con congelatore piccolino incluso, visto che è vuoto  )
> spedizione punitiva per far scorta di qualche schifezzuola per il viaggio (quanno ce vo', ce vo')
> cena
> controllo trasversale di tutto ciò che serve al mare, ma anche in montagna subito dopo, quando Chicca e Teo si alterneranno in campeggio


Anche oggi ho spuntato ogni singola voce.
La soddisfazione!!
(Qui posto tutta la trafila del pre-partenza, del viaggio, della trasferta, nel caso non ne aveste abbastanza ^_^)

Domani sarà un'altra lunga giornata, ho già preparato tappetino e pesetti per l'allenamento e il ferro da stiro per l'ultima rapida sessione di stiraggio selvaggio prima di preparare i bagagli.
Le liste sono già pronte: mare, vestiti e calzature, toilette e pronto soccorso, casalinghi.
Poi ultima aspirapolverata.

Se non fosse chiaro... non vedo l'ora.

Di partire.
Di viaggiare.
Di passeggiare per Firenze (ho già detto che quest'anno si passerà per Firenze? felice me!).
Di ri-viaggiare. Di notte.
Di mangiucchiare strada facendo.
Di fotografare cieli diversi, ma uguali.
Di arrivare.
Di disfare i bagagli mentre papolo dorme (finalmente, il riposo del guerriero).
Di camminare su quei minuscoli sassolini.
Di mettere i piedi in acqua.

Non vedo l'ora.

Tanti sacrifici durante tutto l'anno.
Tanto lavoro.
Tanti pensieri.
Tante corse.

E là solo noi.
Noi e soltanto noi.

Sì.
Non vedo l'ora.


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