giovedì 7 novembre 2013

in classe

Finalmente è arrivato questo giovedì 7 novembre. Finalmente sono uscita presto di casa. Finalmente sono arrivata con la mia cucciola grande a scuola. Finalmente sono entrata a scuola. E poi nella sua classe. Finalmente, dopo tre ore, ne sono uscita. 

Ora potrei andare a dormire. Sono cotta.

Non dovevo sottopormi a nessun compito in classe. Nessuna interrogazione. Giuro! Io ho già dato.

Ma l'ansia era la stessa, l'agitazione che ti fa ingarbugliare la pancia. Ora è finito tutto.

Un mesetto e mezzo fa, un'insegnante mi ha chiesto se avessi voglia e tempo per andare nella classe di mia figlia a parlare del mio lavoro. Ma sicuro! Mi sono sentita onorata di questa proposta. Poi mi sono impegnata per rendere comprensibile la materia a una terza classe della scuola secondaria di primo grado (...la terza media, per i non praticanti...). Poi mi sono fatta prendere dall'agitazione. Poi lo stomaco ha smesso di collaborare. E il cervello girava e girava e girava...

Non è facile parlare di comunità di recupero di tossicodipendenti a dei ragazzini di terza media. E' una grande responsabilità. Certo, con l'approvazione della preside e del consiglio genitori mi sono sentita almeno "approvata" dalle persone che questi ragazzini li conoscono e li seguono. Ma la mia ansia non si è placata.

A giochi chiusi, a cose fatte e a stomaco calmo, sembra che io ce l'abbia fatta davvero. Per tre (dico tre) ore la classe è rimasta inchiodata ai banchi, le antenne sono state tese per tutto il tempo. Gli insegnanti presenti ne sono usciti soddisfatti. E' fatta.

Non è facile far capire cosa significa tossicodipendenza a un tredicenne. 
Non è facile fargli capire quanti danni sta per provocare al suo corpo. E alla sua vita. E alla sua famiglia. E al suo futuro.
Non è facile far capire a un tredicenne che un tossico è un ragazzo che gli assomiglia tanto, che ha i suoi stessi interessi, che forse percorreva le stesse vie e città, prima di cadere in fondo al pozzo.
Non è facile rendere l'idea di quanti neuroni bruciati sono andati perduti, di come possa diventare difficile alzarsi la mattina, lavarsi il viso e fare banalmente colazione...senza quei neuroni lì.
Non è facile raccontare la verità a una classe di ragazzini che pensa che la vita sia festa, bagordi e libertà, fare quel che voglio e non avere pensieri.
Non è facile far comprendere quel grado di sofferenza.

Ma la verità è essenziale. La verità costringe ad aprire gli occhi, costringe a tenere lo sguardo fisso sulle vite devastate, sulle ferite aperte dell'anima. Sui corpi sofferenti. Sull'emotività fragile e in precario equilibrio. Sulle famiglie distrutte. Sulle vite spezzate.

Io penso di aver descritto a quei ragazzini la verità, non le favole che spesso i giovani preferiscono inventarsi. La verità vera, quella che ti spacca il cuore, quella che ti fa disperare. Quella che non ti dà la possibilità di tornare indietro. 

La verità che ti costringe ad andare sempre avanti. E a ricominciare da qui.

12 commenti:

  1. Bello, hai fatto veramente una bella cosa. E' giusto che i ragazzi si rendano conto della realtà, delle cose belle e di quelle brutte. Naturalmente in base alla loro età

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Proprio lì è stato il difficile: ridurre tutti i concetti al lato concreto, attraverso esempi e semplificazioni. Ma senza luoghi comuni. Grazie Claudia!

      Elimina
  2. bravissima...hai tutta la mia stima...credo che i ragazzi abbiano bisogno di scontrarsi con la realtà ma nel modo giusto...e sembra che tu l'abbia trovato...un baciotto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci spero proprio!! A presto Manuela!!

      Elimina
  3. Complimenti! Sei stata "coraggiosissima": non è facile trattare l'argomento, non è facile farlo con dei tredicenni a metà strada tra il bambino e l'adolescente (e ognuno con un diverso grado di maturità), non è facile farlo con i ragazzi della classe di tua figlia che in fondo ti "giudicano" come la mamma di, non è facile parlare pensando a quello che le tue parole possono lasciare dentro di loro. Hai tutta la mia stima e ammirazione, anche per il tipo di lavoro che quotidianamente fai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio molto per queste parole, erano questi, infatti miei timori. Spero di essere riuscita a far breccia nella loro stupideria di tredicenni...vale per tutti, anche per la mia cara figliola, eh!!

      Elimina
  4. penso che nelle scuole debbano fare molte giornate di questo tipo... purtroppo penso che i giovani di oggi , forse proprio per il non sapere molte cose, provano tutto solo per provare un'esperienza nuova .. per finire a annientarsi , ti stimo prima di tutto per il tuo lavoro e poi per aver fatto rimanere la classe tre ore di seguito ascoltando le tue parole (non è facile ) . baci cara

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono della tua stessa opinione: le scuole dovrebbero approfondire questi (e molti altri) argomenti, sui quali i dubbi e le fantasie dei ragazzini costruiscono castelli di favole. Mancano fondi? ..io penso che i genitori (e non solo) sarebbero ben disposti a portare esperienze personali, che più di ogni altra cosa attirano l'attenzione dei giovani.
      Sulle tre ore...io stessa ero scettica rispetto ai tempi di attenzione, invece siamo andati lisci lisci!!
      Grazie per la tua stima, è un lavoro che, per quanto duro, amo tantissimo!!

      Elimina
  5. ho perso amici d'infanzia per droga e alcol, conosco le comunità e i gruppi di sostegno , il difficile lavoro che fanno e credo sia fondamentale non nascondere ai ragazzi quelle realtà, di far incontrare neolaureati in medicina che ora fanno fatica a scrivere come un bimbo di prima elementare, la difficoltà di riprendersi la vita e il fatto che non sempre e non tutti ce la facciano. brava!!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per aver condiviso la tua esperienza; anche io devo ammettere che nel momento della scelta di questo specifico ambito lavorativo ho ricordato quei ragazzi lì, che a un tratto sparivano dal giro, che ritrovavo sfatti dopo pochi anni. E che ora non ci sono più.
      Come dicevo, non parlarne non tutela nessuno, anzi, dà modo di accrescere quell'alone di uomo vissuto, anzichè la pena per una vita rovinata. Grazie davvero.

      Elimina
  6. Carla mi scuso con te i i tuoi lettori per il pessimo italiano , è un argomento che mi tocca molto e mi fa inc..... re tanto , perdo lucidità e lessico, scusate

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' ben comprensibile!! Tranquilla, si capisce sia ciò che dici, sia il tuo coinvolgimento! Un abbraccio!!

      Elimina

lascia un segno del tuo passaggio ^_^
mi piace sapere cosa ne pensi e chi sei... quindi firmati
altrimenti rischi che le tue parole finiscano nel cestino
senza che io me ne accorga!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...